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29.10.2019

Grandi opere, dai cantieri solo disagi

I lavori in piazza Mercato
I lavori in piazza Mercato

Ci si è messo anche l’Ustif (l’Ufficio speciale trasporti a impianti fissi del ministero dei Trasporti) a rallentare il cantiere - già lentissimo - per la realizzazione dell’ascensore per il castello di Breno. Lo sportello deve rilasciare il nulla osta all’entrata in servizio dei sistemi di trasporto dopo averne valutata la sicurezza, e ha creato qualche difficoltà aggiuntiva spingendo la minoranza a intervenire. L’elevatore non procede: i lavori sono stati sostanzialmente fermi per quasi l’intera estate e nella prima parte dell’autunno. Lo sottolinea appunto l’opposizione, ricordando che il cantiere si era aperto in modo regolare con l’intervento dei rocciatori per il disgaggio dei massi pericolanti, per poi procedere a singhiozzo (e infine arrestarsi) per difficoltà incontrate in corso d’opera sullo sviluppo del tracciato. Si è così valutata la realizzazione di una variante al progetto, e l’associazione temporanea di imprese impegnate ha ritenuto necessario ottenere un parere preventivo dall’Ustif. La pratica è stata inviata a Milano e poi trasferita a Roma. A che punto siamo? Il sindaco Alessandro Panteghini, andato recentemente «in missione» all’Ustif a Milano, si è detto fiducioso sull’iter, mentre «Brenesi per Breno» sostiene che il dossier si trova ancora negli uffici comunali. Ecco perché il capogruppo Giampiero Pezzucchi parla di pressapochismo amministrativo, e chiede chiarezza sulla ripresa dei lavori e sulla situazione delle autorizzazioni ricordando che «non esisterebbe un protocollo che testimoni la consegna della documentazione». La minoranza fa poi le pulci anche su un impegno di spesa (di 25 mila euro iniziali) da sostenere per l’assegnazione a uno studio legale di una «consulenza e assistenza stragiudiziale in merito al procedimento di approvazione di piani attuativi» relativi alla seconda variante al Pgt. Brenesi per Breno si chiede «qual è il reale problema che costringe il Comune ad affidarsi a uno studio legale», e probabilmente la patata bollente è costituita da alcuni futuribili insediamenti (riferibili anche al gruppo industriale Tassara) nella località Onera sui quali l’Arpa avrebbe espresso dubbi importanti, e che solo un’intensa operazione di bonifica dei siti toglierebbe di mezzo. INFINE il caso più che aperto di piazza Ronchi, coi ritardi dovuti alla campagna di scavi archeologici e l’impresa appaltante che ha chiesto per questo al Comune 270 mila euro di danni, e la piscina: «Un’indagine col georadar nel sottosuolo - conclude Pezzucchi - avrebbe in passato rivelato la presenza di resti archeologici in nell’area della costruzione». •

L.RAN.
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