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01.10.2019

«Il debito con l’Enel? Edolo rischia grosso»

L’interno della centrale idroelettrica Enel di Edolo
L’interno della centrale idroelettrica Enel di Edolo

Bisogna riconoscere il debito fuori bilancio e non solo: serve anche impegnare ogni entrata extra e ogni possibile risparmio per farvi fronte spingendo sindaco e giunta a raggiungere un accordo col creditore per evitare la paralisi del Comune. Questo, in sintesi, il contenuto della mozione presentata qualche giorno fa dal gruppo consiliare Insieme Edolo Vive (capogruppo Ivan Moles, consiglieri Ivan Albertelli, Ramus Christian e Sebastiano Savardi) e che dovrà essere discussa nel prossimo consiglio. La richiesta fa esplicito riferimento alla sentenza emessa dalla Sezioni unite della Cassazione e pubblicata lo scorso 6 giugno: una conferma di quanto era già stato definito dal Tribunale superiore delle acque pubbliche il 14 ottobre del 2015, quando il Comune venne condannato a versare a Enel produzione un milione e 825mila euro, oltre agli interessi legali maturati. Una vicenda che parte da lontano e abbastanza complicata per chi non è preparato in questioni giuridiche. Tutto ha inizio alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, quando il sindaco Gianpietro De Toni aveva avviato la «guerra santa» contro il colosso elettrico sull’Ici e sui sovraccanoni. Il caso di cui ci stiamo occupando si riferisce ai sovraccanoni per il pompaggio dell’acqua, che nei periodi di minor richiesta energetica, dal vascone di accumulo viene riportata ai laghi d’Avio. Un’operazione per legge soggetta a un balzello, che il ricorrente riteneva spettasse unicamente ai Comuni di Edolo e di Sonico (sui cui territori ricade il bacino di scorta), senza la necessità di distribuirlo a pioggia anche ai cosiddetti Comuni rivieraschi dell’alta valle. Ingiunzioni di pagamento e, addirittura, ufficiali giudiziari a pignorare beni del debitore, alla fine obbligarono Enel a saldare l’arretrato. Ma i vertici del colosso elettrico non subirono passivamente: in poche settimane hanno impugnato tutti gli atti davanti al Tribunale delle acque pubbliche e alla Commissione tributaria. Per farla breve, la lite giudiziaria è sfociata nel 2012 in una prima sentenza favorevole all’ente locale, grazie alla quale le parti si erano sedute attorno a un tavolo trovando un accordo che sanava il passato non oggetto del contenzioso. NEL 2015, però, in appello il Tribunale superiore delle acque in appello ha ribaltato il precedente verdetto, e la nuova amministrazione entrata in carica l’anno precedente ha deciso di far ricorso al supremo organo della magistratura. Come è andata a finire l’abbiamo detto. E con la sentenza passata in giudicato, ora le cose si potrebbero complicare. Anche perché nell’ultima seduta del 26 luglio dedicata agli equilibri di bilancio, il consiglio non ha riconosciuto l’esistenza di alcun debito: un adempimento che secondo la legge contabile avrebbe invece dovuto adottare essendo appunto la sentenza divenuta esecutiva. •

Lino Febbrari
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