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04.10.2019

Nei valichi di
montagna non
si sparerà più

Il cartello del passo sul colle di San Zeno preso a fucilate
Il cartello del passo sul colle di San Zeno preso a fucilate

È decisamente un autunno positivo per la Lega per l’abolizione della caccia. Dopo aver ottenuto insieme ad altre associazioni una sospensiva cautelare del decreto regionale per la riapertura dei roccoli, la Lac ha chiuso con un nuovo successo una battaglia legale durata 12 anni, avviata in questo caso per ottenere una effettiva applicazione, nel Bresciano, del divieto di caccia in corrispondenza dei valichi montani interessati da importanti flussi migratori. NELLA NOSTRA provincia questa prescrizione della legge quadro nazionale 157 del 1992 è stata in effetti ignorata per molti anni. In risposta alle pressioni ambientaliste la Provincia, ai tempi ancora competente in ambito venatorio, si era limitata a bandire gli spari nei colli di bottiglia (così vengono definiti i sentieri aerei percorsi dagli uccelli migratori) meno significativi. O a prevedere tutele parziali in quelli più importanti, ovviamente anche in quelli situati in Valcamonica. È per esempio il caso del valico del colle di San Zeno, il più importante in assoluto, dove è stata sì bandita quella caccia vagante ai migratori che qui per anni si è tradotta in un tiro a volo senza regole, ma è stata salvaguardata quella da appostamento fisso (oltre alla caccia vagante alla beccaccia), anche se non mancano i capanni ricompresi in quel raggio di mille metri dal valico nel quale, appunto, per legge non si dovrebbe sparare. Molti anni fa, la Lac ha avviato una battaglia sul piano legale per ottenere la tutela di una serie di siti di passaggio indicati come importanti dagli ornitologi e dall’allora Istituto nazionale per la fauna selvatica, oggi Ispra, e la vittoria definitiva è arrivata nelle ultime ore. DOPO UNA SERIE di accoglimenti totali o parziali dei ricorsi presentati al Tar sulla mancata applicazione delle norme citate, la seconda sezione del Consiglio di Stato (che ha anche condannato Provincia e Regione a rifondere l’associazione delle spese legali sostenute dall’associazione) ha «ordinato» di riscrivere il provvedimento del Broletto risalente al marzo del 2009 perché troppo carente, allargando di molto l’elenco dei valichi bresciani che devono essere interdetti all’attività venatoria. Lo studio legale milanese dell’avvocato Claudio Linzola, che ha seguito anche questa battaglia della Lac, è riuscito a far inserire nell’elenco dei siti da proteggere la sella di Mandro, sul territorio di Lodrino, il valico di Capovalle, il passo del Tonale e i siti edolesi (e vicini) di Malga Mola e Monte della Piana, una parte dell’elenco degli otto passi più importanti del Bresciano. «LA PROVINCIA di Brescia non deve più essere il buco nero dell’avifauna migratoria del Nord Italia - è il commento della Lega per l’abolizione della caccia -. Ora proseguiremo nella nostra battaglia legale affinché gli enti territoriali competenti rispettino le disposizioni statali e comunitarie nella loro interezza; senza tollerare furberie amministrative; prese in giro come quella attuata dalla Provincia con la ridicola protezione della strada degli uccelli sul colle di San Zeno». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Baldi
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