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19.02.2020

Graffiti, il progetto Fondazione ha bisogno di volontà politica

Graffiti rupestri: una promozione frammentata
Graffiti rupestri: una promozione frammentata

A che punto è il progetto per la nascita di una Fondazione dedicata a gestione e promozione unitaria delle incisioni rupestri della Valcamonica? Sembra arenato, ma c’è chi continua a premere per disincagliarlo. Un patrimonio incommensurabile costituito da 250 mila figure incise su migliaia di rocce raggruppate in otto parchi archeologici, veri e propri musei all’aria aperta che raccontano una storia lunga 15mila anni, probabilmente lo meriterebbe. Il sito Unesco Arte rupestre della Valle Camonica è stato celebrato lo scorso anno in occasione del quarantennale del suo inserimento nella World Heritage list, e ora si attende una ulteriore e più incisiva svolta nel campo della valorizzazione dei parchi, per poter ricordare su orizzonti molto più ampi quanto sia importante per il turismo camuno garantire ai «pitoti» una visibilità autentica, stabile e condivisa. Lo scorso novembre, proprio in occasione dei festeggiamenti per il 40esimo, a Milano è stato sottoscritto un accordo tra il ministero dei Beni culturali, il Polo museale della Sovrintendenza e la Comunità montana per la tanto attesa valorizzazione del sito Unesco. L’assessore ad Autonomie e Cultura della Regione, Stefano Bruno Galli, in quella occasione ha promesso che sarebbero stati aperti i cinque sentieri che attraversano il Parco nazionale di Naquane, a fronte degli attuali due, permettendo così ai visitatori di poter ammirare tutta l’estensione delle rocce incise. IN ATTESA dei fatti dopo le parole rimane la realtà di tanti parchi archeologici che sono gestiti in modo separato, dal Polo museale e dai singoli Comuni: una frammentazione che, per esempio, non consente di promuovere unitariamente il grande patrimonio attraverso una card o biglietto unico. L’individuazione di un soggetto unico responsabile per l’intero sito Unesco era stata presa in considerazione già tre anni fa, ma, appunto, il progetto ha mosso pochissimi passi per poi arenarsi. Sergio Bonomelli, che è presidente del Gruppo istituzionale di coordinamento, ricorda che «per superare queste criticità nel 2018 era stato avviato un percorso istituzionale verso un nuovo modello di organizzazione del settore culturale della valle, che dovrebbe portare finalmente alla costituzione di una Fondazione che riunisca e responsabilizzi tutte le risorse e le energie del territorio (mondo imprenditoriale, della cultura, della cooperazione, associazioni e semplici cittadini, e naturalmente gli enti) alla gestione integrata di tutto il patrimonio culturale locale; a partire naturalmente dal sito Unesco». Anche se lo stallo continua, Bonomelli si dice ancora fiducioso nel raggiungimento dell’obiettivo, «perché il territorio è finalmente maturo per questo passo. La comunità deve occuparsi responsabilmente di questo patrimonio culturale diffuso che è un nostro grande bene comune». •

L.RAN.
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