Il disagio di tanti studenti è pure un rischio sanitario

Che il trasporto degli studenti in Valcamonica (e non solo) rappresenti una delle molte criticità scolastiche non è novità. In più occasioni si sono alzate le proteste di ragazzi e istituti per segnalare il problema e per chiedere all’Agenzia per il trasporto pubblico locale di Brescia (Tpl) un potenziamento attraverso la rimodulazione degli orari e corse aggiuntive. A sollevare nuovamente la questione, ieri, è stato Alessandro Bonomelli, presidente degli enti comprensoriali, il quale ha agito su input di una signora della Valgrigna che, a nome di una cinquantina di famiglie, ha sottolineato il pesante dei ragazzi che frequentano lo Zanardelli e il Meneghini di Edolo rappresentati dai ripetuti cambi tra treno e pullman per raggiungere le scuole e tornare a casa. Bonomelli ha scritto al prefetto Maria Rosaria Laganà evidenziando le segnalazioni ricevute, e tra queste l’eccessivo sovraccarico dei mezzi pubblici che impedisce di mantenere la distanza minima raccomandata per prevenire il contagio da Covid 19. Il presidente informa poi la rappresentante dello Stato che il 30 agosto ha interessato l’Agenzia Tpl del problema, «ma ad oggi non è pervenuta alcuna risposta». «Sono sinceramente preoccupato per la possibile impennata dei contagi che potrebbe essere causata proprio dal sovraffollamento dei mezzi di trasporto - scrive Bonomelli -. In questo momento non possiamo permetterci di mettere in campo azioni sul territorio che potrebbero risultare poco sicure o potenzialmente rischiose per la collettività: risulta infatti che gli autobus non stiano rispettando le leggi vigenti sui carichi e non garantiscano il minimo rispetto del distanziamento». Bonomelli chiude rendendosi disponibile per un tavolo di confronto. E gli studenti? «Ogni giorno dobbiamo spingerci per riuscire a salire e poi viaggiare spesso in piedi ammassati come sardine» dice un ragazzo. «Mi sveglio alle 6 per essere in classe alle 8 e ritorno a casa solo dopo le 15.30 - aggiunge una ragazza -. Quasi mai troviamo posti a sedere ed è stressante fare quasi 40 chilometri pigiati l’un l’altro, per di più consapevoli dei rischi che corriamo». L.Febb.