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14.08.2019

Il dissesto del Blè Un territorio ferito e con il fiato sospeso

Il torrente Blè fa ancora paura
Il torrente Blè fa ancora paura

È passata una settimana dal violento dissesto che ha colpito il territorio di Ono San Pietro e quello del confinante Cerveno, e la situazione non è incoraggiante. È vero che i lavori urgenti hanno riportato la normalità alla confluenza fra il torrente Blè, protagonista della colata di sassi e detriti, e l’Oglio; hanno sistemato le falle del collettore fognario collegato al depuratore di Esine e messo in sicurezza il metanodotto, ma restano altre criticità. È il sindaco Elena Broggi a fare il punto: «Con gli interventi urgenti si è riusciti a intervenire dov’era possibile ma sono ancora molti i punti di pericolo sul torrente, a partire da alcuni massi che incombono. Uno in particolare nella parte alta potrebbe essere fatto esplodere e una decisione verrà presa in questi giorni. Mi preoccupa poi l’allerta meteo, dato che è previsto un peggioramento delle condizioni atmosferiche». BROGGI ricorda poi che sono cinque le zone critiche sul territorio di Ono San Pietro: «È vero che fin qui è stato fatto tutto il possibile e che sono stati attivati gli enti interessati, ma è altrettanto vero che lavorare in un alveo come quello del Blè non è semplice. Siamo quindi di fronte a una situazione ingarbugliata, e se le condizioni del conoide della Concarena non ci procurano problemi, è la cresta della montagna verso Cerveno che non ci fa dormire sonni tranquilli, con questo enorme deposito di sassi e altro materiale nel torrente». Il sindaco ha stimato in circa un milione di euro l’ammontare dei danni sul territorio comunale (su tutti il crollo del ponte sulla strada fra Ono e Cerveno e della passerella sulla ciclabile), mentre per gli interventi urgenti, su tutti la sistemazione della confluenza fra Blè e Oglio con lo svuotamento dell’alveo (si parla di 100 mila metri cubi di materiale) vengono impegnati i 200 mila euro assegnati dalla Regione per i lavori di manutenzione sullo stesso torrente. Nel frattempo continuano il presidio della «zona rossa» disegnata dai tecnici (ci pensa la protezione civile) e restano chiuse le ciclabili interrotte dalla colata detritica. •

L.RAN.
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