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24.11.2020

Il Governo gela
le valli bresciane.
«Stop al Natale sulle piste da sci»

Piste da sci desolatamente chiuse durante le vacanze di Natale: la scelta del Governo fa discutere
Piste da sci desolatamente chiuse durante le vacanze di Natale: la scelta del Governo fa discutere

Il fantasma del Natale aleggia sulle montagne bresciane, ma a differenza della fiaba di Charles Dickens, non ci sarà lieto fine. Anzi. La doccia gelata sulla filiera turistica bresciana legata agli impianti di risalita è arrivata ieri sera dal premier Giuseppe Conte. «Non possiamo concederci vacanze indiscriminate sulla neve. Anche per gli impianti da sci, il problema del protocollo è un conto ma tutto ciò che ruota attorno alle vacanze sulla neve è incontrollabile. E con Germania e Francia stiamo lavorando ad un protocollo comune europeo. Non è possibile consentire vacanze sulla neve, non possiamo permettercelo». EPPURE GLI IMPRENDITORI bresciani che investono sulle piste da sci erano ottimisti, al punto da far entrare in azione i cannoni sparaneve. Lo sguardo era rivolto alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che ha approvato le linee guida per l'utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte di sciatori amatoriali. «È un documento che inviamo al Governo come contributo propositivo per non compromettere la stagione sciistica e per non creare un danno irreversibile all'economia della montagna», aveva affermato nel primo pomeriggio il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti. Tutti concordi nel corso dell’incontro a ritenere che «la scelta del Governo di tenere chiusi gli impianti «sciistici avrebbe ricadute disastrose». L’applicabilità del protocollo nel Bresciano non era peraltro scontata da una parte perché non avrebbe potuto usufruire delle deroghe delle Province autonome, dall’altro perché legata a doppio filo alle norme della zona rossa. In serata, come detto, l’annuncio del Governo: «Scordatevi settimane bianche e vacanze di Natale sulle piste da sci». Dal comprensorio dell’alta Valcamonica alla Valtrompia passando per le mete di nicchia di Valsabbia e Sebino, le perdite del comparto sono già stimate sulla scorta del gettito degli ultimi anni. Lo stop costerà alla filiera bresciana oltre 100 milioni di euro tra indotto turistico, blocco delle strutture ricettive, della ristorazione e del commercio di attrezzature sportive che hanno nella stagione bianca il loro mercato di riferimento. A rischio ci sono anche oltre mille posti di lavoro stagionali. Dai gestori degli impianti di risalita lombardi, in subordine all’apertura delle piste, è arrivata la richiesta di un piano di ristoro mirato al comparto. La decisione del Governo ha riaperto una frattura sulla gestione dell’emergenza Covid. «Le Regioni - spiega l’assessore al Bilancio della Lombardia Davide Caparini - hanno approvato le linee guida per l'utilizzo degli impianti di risalita per gli sciatori amatoriali in massima sicurezza. Protocolli pensati per i diversi scenari. Dato che gli addetti del turismo della montagna devono programmare la stagione pretendiamo che il Governo riveda questa incomprensibile decisione». Oltre a protocolli di sanificazione, l’agenda anti-contagio prevedeva anche accessi contingentati a cabinovie e piste. Ma non è bastato. «La chiusura dei comprensori sciistici è una pietra tombale sull’economia della montagna - incalza l’assessore regionale al Turismo Lara Magoni -. Il Governo, tra l’altro, non sta tenendo conto della programmazione degli altri Paesi confinanti dell’arco alpino: a Natale magari si potrà sciare in Svizzera e in Austria, mentre pochi chilometri di qua del confine, in Italia, tutto potrebbe essere mestamente chiuso. Una vera e propria ingiustizia». •

R.PR.
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