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08.12.2014

Il ponte studiato per le guerre ridarà pace alla Valpaghera

Le ultime verifiche dei tecnici sulla struttura provvisoria destinata a collegare Ceto alla Valpaghera
Le ultime verifiche dei tecnici sulla struttura provvisoria destinata a collegare Ceto alla Valpaghera

Luciano Ranzanici
Da ieri Ceto e la Valpaghera sono nuovamente collegati. A spezzare il semisolamento che dall'estate del 2013 costringeva il traffico in transito nell'area a una complessa «circumnavigazione» stradale è un ponte Bailey, un manufatto posticcio di una cinquantina metri di lunghezza montato dal gruppo di Protezione civile Genieri Lombardia di Samarate. I tecnici del gruppo brianzolo hanno rimpiazzato il ponte in pietra che attraversava il torrente Palobbia crollato il 2 giugno di un anno fa, a causa del maltempo. L'attraversamento realizzato durante la Grande Guerra per consentire alle truppe di raggiungere il fronte trentino, in pochi istanti si era sbriciolato lasciando al posto della strada una grossa voragine.
«Fin dal suo insediamento, riattivare le comunicazioni con la Valpaghera è stata una priorità del nostro esecutivo - osserva il sindaco di Ceto Marina Lanzetti che ha seguito passo dopo passo il montaggio del ponte -. La Giunta si è mobilitata per trovare una soluzione in grado di ripristinare un collegamento strategico per le baite di Campo Tres e della Valpaghera». L'ostacolo più complesso era quello dei fondi, superato grazie al contributo di 150 mila euro di Enel GreenPower. Poi lo Studio Mion e Mondini di Darfo e l'ufficio tecnico comuale di Ceto hanno redatto il progetto. La posa è stata affidata all'impresa Sola Costruzioni e ai Genieri Lombardia che hanno concluso l'opera in meno di 48 ore.
NEI PROSSIMI GIORNi è previsto il collaudo e, se non ci saranno intoppi, domenica è prevista l'inaugurazione. Il ponte Bailey può essere montato su una o più campate utilizzando dei moduli sovrapponibili. Un po' come i giochi di costruzioni dei bambini. Ma i manufatti Bailey sono giudicati fra i più sicuri al mondo: non a caso sono utilizzati nel campo militare. «Tutto si è svolto secondo i programmi - conferma Iuri de Tomasi, presidente del gruppo di Protezione civile Genieri Lombardia, già operativi in Vallecamonica per la realizzazione del ponte di Sonico spazzato via dall'alluvione del torrente Val Rabbia -. Il ponte installato a quaranta metri sopra il torrente Palobbia è un'opera straordinaria. In primo luogo perchè è stata eseguita da volontari, e in seconda battuta perché ha fatto ricorso a una tecnica mai impiegata negli interventi di Protezione civile. Abbiamo costruito una pretrave di appoggio per poi montare il ponte vero e proprio». In quarantotto ore sono state create dal nulla due strutture. «La prima funzionale alla realizzazione della seconda è stata poi rimossa per lasciare spazio al ponte - continua Iuri de Tomasi -. Per capire la complessità dell'operazione basta pensare che il ponte originario era a due campate con un pilone al centro. Ebbene noi abbiamo realizzato una sola campata studiata con tutto il gruppo di lavoro, un manufatto rispettoso dell'ambiente, senza necessità di sbancare la roccia, operando in sicurezza grazie a due basi d'appoggio in cemento armato per lato del torrente. Abbiamo posato un ponte con 6 metri di larghezza lungo una strada di montagna con carreggiata di 2,5 metri».

Paolo Morandini
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