«L’Africa? Con le mie forze avrei fatto poco»

L’ex maestra ritratta nella sua casa di Andrista di Cevo: ripartirà a metà primaveraFausta Pina è sempre in contatto con la TanzaniaUn’immagine di repertorio della volontaria in Africa
L’ex maestra ritratta nella sua casa di Andrista di Cevo: ripartirà a metà primaveraFausta Pina è sempre in contatto con la TanzaniaUn’immagine di repertorio della volontaria in Africa

Quando, a fine dicembre, le hanno telefonato dal Quirinale per annunciarle che il presidente Mattarella l’aveva insignita del titolo di commendatore al merito della Repubblica per i 25 anni trascorsi in Africa al servizio dei più deboli, Fausta Pina ha pensato a uno scherzo. «Non sapendo chi fosse il mio interlocutore ho richiamato io - racconta l’ex maestra seduta davanti al caminetto della sua casa di Andrista -, perché ho pensato che qualcuno mi stesse imbrogliando. Quando li ho ricontattati mi hanno detto che il telegramma con la conferma mi sarebbe arrivato il giorno dopo. Però la comunicazione ufficiale mi è arrivata solo a metà gennaio. La mattina dopo le telefonate, un mio compaesano mi ha inviato un messaggio con allegati gli articoli di alcuni quotidiani e mi sono convinta che era tutto vero». NATURALMENTE la volontaria che in Tanzania, solo per citare alcune sue opere, ha creato dal nulla due orfanotrofi, una settantina di materne frequentate mediamente da 3000 bambini, insegnato a leggere e a scrivere a migliaia di persone e che gestisce 200 e più adozioni a distanza, è soddisfatta dell’onorificenza, ma con la modestia che le è propria dice che sicuramente il presidente poteva premiare qualcuno più meritevole: «Se non avessi avuto tante persone che mi hanno sostenuto, con le mie sole forze sarei riuscita a fare ben poco, non avrei saziato così tante pance, non avrei curato tanti bambini, non li avrei mandati a scuola. Per cui il merito non è mio». Da qualche mese è tornata nella sua casa di Andrista per assistere un familiare, ma ha nostalgia per la sua gente, con la quale si mantiene in costante contatto telefonico. «Sono molto legata soprattutto ai bambini che ho cresciuto e ogni volta che ci sentiamo mi commuovo perché mi chiedono: “mamma quando torni?”. 25 anni non si possono cancellare», dice stringendo tra le mani le foto che la ritraggono un gruppo di piccoli. Tra i momenti più brutti Fausta ricorda gli inizi della sua avventura, quando è arrivata in un posto desolato nella savana dove non c’era nulla, e un paio di episodi che hanno messo in pericolo la sua incolumità. «Sono stata testimone di una rapina a mano armata, e un giorno sono finita con l’auto sotto un pullman che mi aveva tagliato la strada e sono uscita indenne dall’abitacolo accartocciato. E poi i momenti tragici, quando mi moriva in braccio qualche bambino: li credevamo denutriti e invece erano affetti dal virus dell’Aids, allora non si sapeva che fosse così diffuso in quei territori». Cinque lustri indimenticabili per la missionaria laica che si dice soddisfatta della sua scelta e di quanto è riuscita a concretizzare: «Come si dice, potendo tornare sui miei passi probabilmente farei cose diverse; farei quello che non ho potuto fare. Allo stesso tempo però mi rendo anche conto che in molti casi non c’erano alternative, bisognava inventarsi la soluzione giorno per giorno». Da tempo Fausta Pina è il braccio destro di don Tarcisio Moreschi, il sacerdote di Malonno, pure lui insignito da Mattarella del titolo di commendatore e pure lui da anni in Tanzania, dove ha messo radici e dato corpo alla maggior parte dei suoi progetti. «Non è facile lavorare con lui perché ha un caratterino - dice sorridendo -. Però insieme, e grazie alle tantissime persone che dall’Italia ci hanno sostenuto, siamo davvero riusciti a realizzare molti progetti e altri li abbiamo nel cassetto». Quando tornerà in Africa? «Ho già prenotato l’aereo per metà primavera - risponde -, ma non mi fermerò un intero anno come facevo prima perché ho dei doveri verso i miei familiari». •

Lino Febbrari