La chiesa raccontata in un libro

La chiesetta di San Rocco
La chiesetta di San Rocco

Domenico Benzoni, storico collaboratore dalle valle di Bresciaoggi, artognese di nascita ma ormai è stato «adottato» da Gianico per la cui Parrocchia, e non solo, ha già avuto l’opportunità di pubblicare due libri in breve sequenza, altri in precedenza, oltre a vari contributi. Dopo «La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo in Gianico» del maggio 2019 a marzo di quest’anno l’autore aveva già pronto «Gianico. San Rocco e la peste», ma l’emergenza epidemiologica l’ha costretto a posticiparne la stampa e l’uscita. L’ultima sua fatica che vede al centro l’ottocentesca chiesetta campestre dedicata al culto ed alla devozione al santo (venne edificata come ex voto contro la peste del 1817). Il libro, poco meno di 100 pagine, edito dalla stessa parrocchia, rappresenta un poco la continuazione di quello dedicato alla chiesa di San Michele Arcangelo e come scrive nell’introduzione lo stesso Benzoni «si spera serva a riscoprire alcuni elementi del patrimonio architettonico ed artistico di Gianico. Da un lato il grande edificio che accumuna l’intera comunità dei fedeli, dall’altro un piccolo tempio che ha dato il nome al quartiere di nuova costruzione cresciuto a fondovalle e che ne costituisce il simbolo». Il parroco don Fausto Gregori nella prefazione ha voluto porre in primo piano l’attualità della pandemia, sostenendo che «oggi più che mai sentiamo la necessità di ricorrere all’intercessione di San Rocco per la peste che conduce alla morte spirituale». E il sindaco Mirco Pendoli ha portato il proprio contributo alla pubblicazione, scrivendo: «Credo davvero che questo piccolo gioiello meritasse una pubblicazione specifica che ne valorizzasse la storia e la struttura architettonica oltre i dipinti e le opere sacre contenute al suo interno». Domenico Benzoni si è occupato a 360 gradi di San Rocco, facendone la storia, cogliendone l’aspetto artistico/architettonico e soprattutto il culto popolare che riveste, ma ha scritto anche del serio pericolo che corse il tempietto, quando già a partire dagli anni ’60 rischiò di essere abbattuto per favorire un nuovo ingresso al paese. Nel 1983 decisivo l’intervento della Soprintendenza che bocciò la demolizione del pronao della chiesetta e poco temo dopo si diede il là alla ristrutturazione. •

L.RAN.