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20.10.2020 Tags: Borno

La Preistoria, il nuovo tesoro dell’Altopiano

Le pendici del monte Altissimo hanno regalato sorprese archeologicheUn altro scorcio del territorio bornese interessato dai ritrovamenti
Le pendici del monte Altissimo hanno regalato sorprese archeologicheUn altro scorcio del territorio bornese interessato dai ritrovamenti

Per i profani sono semplici avvallamenti del terreno. Per gli archeologi sono i segni di insediamenti preistorici. Anche sull’Altopiano del sole, che si scopre sempre più ricco di tracce risalenti all’età del Rame e del Bronzo. Ritrovamenti simili a quelli già venuti alla luce in alta valle sono stati scoperti nell’ambito del lungo e non ancora concluso lavoro firmato da Ausilio Priuli sul monte Altissimo, nella località Pian d’Aprile, a lato della pista da sci, e nelle vicinanze del rifugio Pratolungo, dove si favoleggia ci fosse addirittura una piccola città. «LA PRIMA scoperta - spiega Priuli - l’ho fatta su un crinale appena sotto la cima del monte Altissimo: sei fondi di case; magari un insediamento legato al culto. Del resto quello è un punto meraviglioso, che domina la valle dalla cima dell’Adamello al lago d’Iseo, e non escludo che qui potessero essere accesi fin dall’antichità i famosi roghi votivi». Poi si scende a valle, sull’altro versante, a lato della pista Pian d’Aprile che prende il nome della malga di Piancogno, ed ecco altre tracce: «Un intero villaggio, dieci fondi di case e alcune grandi pozze scavate con argine emergente dal terreno; perfettamente circolari e sicuramente molto antiche». Si scende ancora e dalla località Plai si lascia il comprensorio sciistico, e attraverso il bosco si arriva nel territorio di Darfo, a malga Pratolungo. Anche qui, dove basta alzare lo sguardo per scorgere nuovamente il monte Altissimo, nuove scoperte e nuovi intrecci tra storia e territorio. Non ci si dovrebbe stupire più di tanto se si pensa che già nel 1973 erano state rinvenute tracce delle fornaci romane nella zona del lago Giallo, dove forse si producevano laterizi per la Civitas Camunnorum. C’È INSOMMA un grande museo diffuso che la Regione ha promesso di valorizzare. «Questa scoperta - chiude l’archeologo - ci permette di scoprire come certi territori della Valcamonica erano frequentati totalmente e gestiti in modo oculato. Le risorse non andavano sprecate, ma utilizzate in modo da permettere una rigenerazione costante». Questa è forse solo una parte del tesoro, e altro materiale potrebbe emergere con nuove ricerche. •

Claudia Venturelli
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