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14.07.2019

«Morti bianche, occorre più prevenzione»

Le Ferriere Bellicini: venerdì pomeriggio un operaio ha perso la vita in un infortunioIl cantiere stradale sulla A31 in cui è stato ucciso Daniele Albertinelli
Le Ferriere Bellicini: venerdì pomeriggio un operaio ha perso la vita in un infortunioIl cantiere stradale sulla A31 in cui è stato ucciso Daniele Albertinelli

A maggio il report dell’Inail sugli infortuni sul lavoro denunciava nel Bresciano ben otto decessi nei primi cinque mesi dell’anno. Un bilancio che si è appesantito ulteriormente con la tragica fine avvenuta venerdì pomeriggio a Berzo Inferiore dell’operaio Felice Cere, 58 anni, straziato dai macchinari delle Ferriere Bellicini. MA LA CONTA delle croci non è finita, perchè meno di un mese fa un altro camuno, Daniele Albertinelli, 36 anni di Darfo ha perso la vita, travolto in un cantiere autostradale lungo la A31, nel Vicentino. Dieci quindi le vittime ad ora. Per non parlare degli episodi dalla definizione incerta, ma ugualmente funesta, come per il giovane kosovaro, Albert Gaisha Morina, 24 anni, residente a Rovato che a fine giugno si è accasciato alla fine della giornata fuori dal cantiere veronese in cui stava lavorando. Al netto dei numeri e della disgraziata casistica, è certo che gli infortuni sul lavoro alimentano un’emergenza continua che le organizzazioni sindacali contestano aspramente, sollecitando più attenzione e prevenzione. In una nota diffusa dopo l’incidente mortale di Berzo Inferiore, la Fiom-Cgil di Valle Camonica-Sebino commenta con amarezza: «La crisi economica ci ha privato di migliaia di posti di lavoro, dell’articolo 18 e di molti altri diritti in nome della salvaguardia delle imprese e della competitività. La prima cosa che la tiepida ripresa ci ha restituito sono stati i morti e gli infortuni». «Le autorità stabiliranno quello che è accaduto a Berzo - aggiunge Gabriele Calzaferri, segretario generale della Cgil camuno-sebina - ma i morti continuano a essere troppi e non è possibile che sia sempre e soltanto fatalità. «Certo poi ci si mette anche questo Governo - accusa Calzaferri - che ha ridotto i contributi Inail delle imprese con i quali si finanziava anche la formazione. C’è poi la partita dei controlli del tutto insufficienti anche a causa della carenze di risorse. Purtroppo questa rimane una emergenza che non è stata adeguatamente affrontata». Fa eco a Calzaferri la Fiom Cgil: «La politica e le istituzioni devono comprendere che la cultura della prevenzione passa anche da un adeguato finanziamento agli organi ispettivi e che è necessario un cambio di rotta che renda concrete ed efficaci le numerose dichiarazioni di intenti che i numeri dimostrano essere astratte». Sulla stessa lunghezza dell’onda le parole di Stefano Olivari, segretario generale della Fim-Cisl di Brescia: «Con quest’ultima tragedia il numero dei morti in Lombardia si fa ancora più drammatico, 59 nei soli primi cinque mesi dell’anno. Per trovare una soluzione è necessario sfruttare le armi strategiche a disposizione cioè formazione e prevenzione. Ciò è possibile unicamente se si rafforza il rapporto di collaborazione tra tutti i soggetti interessati Rls, Rspp, azienda, sindacati e, in primis, lavoratori. Fondamentale inoltre rimane l’attività di controllo svolta dagli organismi ispettivi». Carica di rabbia la chiosa della Fiom Cgil nella nota: «Le chiamano morti bianche, ma più sporche di così queste morte non potrebbero essere». •

W.G.
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