Niente neve e milioni per lo sci «Un Patto territoriale miope»

di Luciano Ranzanici
Montecampione in versione sciistica sopravvive quasi esclusivamente con l’innevamento artificialeL’insediamento turistico oggi piuttosto degradato del Plan
Montecampione in versione sciistica sopravvive quasi esclusivamente con l’innevamento artificialeL’insediamento turistico oggi piuttosto degradato del Plan
Montecampione in versione sciistica sopravvive quasi esclusivamente con l’innevamento artificialeL’insediamento turistico oggi piuttosto degradato del Plan
Montecampione in versione sciistica sopravvive quasi esclusivamente con l’innevamento artificialeL’insediamento turistico oggi piuttosto degradato del Plan

È stato firmato recentemente in una «cornice» meteorologica creata da una siccità che sembra interminabile. Parliamo del Patto territoriale per lo sviluppo strategico, integrato e sostenibile del comprensorio Montecampione-Bassa Valle Camonica, che prevede la realizzazione di tre interventi sugli impianti sciistici della stazione della bassa valle: restauri e sostituzioni per la Dosso delle Beccherie, la Secondino-Monte Splaza e la Longarino-Monte Splaza. Si tratta di un investimento di circa 20 milioni che viene fortemente criticato da Legambiente, Italia nostra, Amici della natura, Amici del torrente Grigna e Comitato centraline per l’acqua che per scorre, realtà che «ritengono inutile impiegare circa 20 milioni per riattivare gli impianti verso le località Secondino e Bassinale che negli anni recenti non hanno mai funzionato per mancanza di neve e per gli eccessivi costi di gestione. Un’operazione che inoltre scaricherebbe una parte dei costi, 5 milioni e mezzo, sul comune di Artogne». I firmatari del documento comune ricordano l’andamento fortemente negativo delle precipitazioni nevose sul crinale tra la Valcamonica e la Valtrompia, e ritengono per questo assurdo «investire ulteriori risorse per infrastrutture sciistiche energivore, scarsamente attrattive per gli sciatori e che richiedono un continuo innevamento artificiale». Il Patto territoriale, ricordano, è arrivato nel mezzo di un lungo periodo di siccità «che ha mandato in crisi gli acquedotti di fondovalle privando i cittadini dell’acqua potabile. Senza dimenticare i pascoli in grande difficoltà, con gli alpeggiatori dell’area interessata dal progetto che segnalano una situazione di grande sofferenza e senza precedenti per il bestiame che peggiorerà in autunno, quando i prezzi del fieno saranno insostenibili. Ci chiediamo come in un contesto simile si possa pensare di sottrarre al sistema idrico un’ingente quantità di acqua per un’attività che negli anni, in particolare nell’area dell’intervento proposto, ha dimostrato di non essere tecnicamente ed economicamente sostenibile se non a scapito della comunità». Poi le associazioni contestualizzano ulteriormente l’operazione ricordando cosa è già oggi Montecampione, una realtà fatta di «400mila metri cubi di volume edificato, fra i condomini di Alpiaz e l’ecomostro di Bassinale, dove il degrado regna sovrano, con il sistema di depurazione delle acque reflue decisamente malfunzionante». Le controproposte? I gruppi ambientalisti camuni ritengono che si debba ripensare la strategia per l’intero comprensorio: «Per l’area di Alpiaz-Bassinale, che è il punto di forza, si aprono prospettive di utilizzo sostenibile di territori vasti e di pregio agricolo, paesaggistico, dal San Glisente al Passo Crocedomini e a Sud del Parco dell’Adamello». Insomma: secondo le associazioni Monteampione dovrebbe «puntare sulle pratiche sportive compatibili con questi ambienti prealpini, dal trekking alla mountain bike in estate e dallo scialpinismo alle ciaspole in inverno, e viste le prospettive per l’innevamento, concentrare gli sforzi solo sugli impianti sciistici posti sopra Alpiaz». «La crisi climatica - è la conclusione - sta inducendo un cambiamento fisico del territorio e l’ambiente montano, la recente alluvione di Niardo lo dimostra ulteriormente, è quello in cui i fenomeni metereologici presentano gli effetti più dirompenti. Eppure la politica locale, anche se chiamata sempre più spesso a intervenire in situazioni di emergenza, continua con le pratiche del passato di semplice spartizione delle risorse disponibili, al di fuori di un’ottica comprensoriale, spesso per infrastrutture dannose o nei migliori dei casi, inutili». Al Piano Territoriale aderiscono, oltre alla Regione, i comuni di Artogne, Darfo, Gianico, Pian Camuno, Rogno e la Comunità Montana.•.