VALCAMONICA

Paisco, il paese
che non vuole
scomparire

Uno scorcio del paese
Uno scorcio del paese

C’è una storia di spopolamento emblematica in Valcamonica: è quella di Paisco Loveno, il paese meno abitato del territorio. Al 31 dicembre del 2020 nel capoluogo, nelle frazioni di Grumello e Loveno e in alcune case sparse risultavano residenti 173 persone. Novant’anni fa, nel 1930, all’anagrafe erano iscritti in 967, e il record di abitanti è stato segnato alla fine del 1958 con 1.004 unità. Da allora, anno dopo anno la popolazione è andata scemando fino a quota 173, anche se molti di questi formalmente residenti sono domiciliati in altri centri del fondovalle, in particolare in inverno: Edolo, Malonno e Cedegolo soprattutto. D’estate invece la Valle dell’Allione si ripopola e, per esempio, Loveno, a circa sei chilometri dalla sede municipale e dove vivono stabilmente due/tre famiglie (una decina i componenti), nei mesi di luglio e agosto è animata anche da 300 e più persone, in maggioranza figli e nipoti dei padri e nonni che in passato emigrarono alla ricerca di un lavoro. «Paisco una volta era un giardino, nel senso che i campi coltivati partivano dalla sponda dell’Allione e risalivano fino alla località “Tre Larès”, molto al disopra dell’abitato - ricorda un settantenne -. E la fortuna del paese erano l’asilo e l’elementare: i bambini garantivano la continuità». Un paese è vivo e ha futuro, sostiene giustamente, il signore, quando nascono bambini. Negli anni successivi al secondo conflitto mondiale a Paisco i dati sulla natalità evidenziano una forte crescita: 21 nati nel 1947, 32 nel 1949, 33 nel 1953, 34 l’anno successivo, massimo storico per il piccolo Comune. Poi, di pari passo con la decrescita dei residenti, anche le nascite hanno subito un drastico calo: nei primi vent’anni del nuovo millennio i neonati globalmente sono stati meno di una trentina, e per cinque anni, compreso quello che ci siamo appena lasciati alle spalle, la cicogna non si è vista. «LA MEDIA dell’età dei residenti è superiore a 65 anni - aggiunge il pensionato -, e questo dato sconfortante fa capire che non abbiamo speranza: il destino del paese è segnato e probabilmente nei prossimi decenni non ci vivrà più nessuno, magari verranno solo per le vacanze». Una media elevata rispetto ad altri piccoli e medi centri urbani montani, suffragata dal 70% circa dei residenti che percepisce una pensione di vecchiaia. Un Comune che andrà a spopolarsi ancora di più, ma dove però ci sono dei giovani (si contano sulle dita di una mano, purtroppo), che hanno deciso di resistere e continuare a vivere nella terra dei loro avi. «Devo dire che pur essendo un minuscolo abitato tutto sommato non si vive male - dice una ragazza che col compagno ha avviato un’azienda zootecnica e commercializza prodotti lattiero caseari -. È un posto tranquillo, trafficato d’estate quando è aperto il passo del Vivione e da qui transitano migliaia di motociclisti e turisti -. Organizzandosi si riesce a far fronte alla carenza di alcuni servizi. Per esempio farmacia e banca sono a Malonno o Cedegolo; ma abbiamo un negozio di generi vari abbastanza fornito, l’ufficio postale opera a giorni alterni e il dottore è in ambulatorio due volte alla settimana». A GESTIRE la piccola attività commerciale al piano terra dell’ex asilo, in cui ha trovato sede pure il Consorzio forestale della Valle Allione, e recentemente una foresteria con una decina di posti letto, è Giovanna Moraschetti, sindaco a metà degli anni ’10. «Il mio è più che un lavoro un servizio alla comunità - spiega la signora residente a Edolo che sei giorni alla settimana percorre una ventina di chilometri per aprire il negozio - e il Comune mi supporta economicamente e per l’orario di apertura. Gli scaffali sono abbastanza forniti e quello che manca lo consegno il giorno dopo la richiesta. Faccio pure le consegne a domicilio agli anziani». •

Lino Febbrari