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20.07.2019

Patto tra università per salvare l’Adamello

Il maestoso spettacolo che il ghiacciaio ha offerto a chi è salito fino alle LobbieLa soddisfazione di quanti hanno sottoscritto il patto per salvare i ghiacciai da una estinzione che provocherebbe gravissimi danniI rappresentanti degli atenei sono saliti in vetta in cordataIn 110 anni il riscaldamento globale ha provocato un danno immenso
Il maestoso spettacolo che il ghiacciaio ha offerto a chi è salito fino alle LobbieLa soddisfazione di quanti hanno sottoscritto il patto per salvare i ghiacciai da una estinzione che provocherebbe gravissimi danniI rappresentanti degli atenei sono saliti in vetta in cordataIn 110 anni il riscaldamento globale ha provocato un danno immenso

Un patto per combattere il riscaldamento globale in collaborazione con la società civile attraverso la formazione degli studenti e l’intensificazione di ricerche finalizzate allo sviluppo sostenibile. Lo hanno firmato ieri pomeriggio ai tremila metri di quota delle Lobbie, sulla terrazza del rifugio ai Caduti dell’Adamello, i rettori, i prorettori e i delegati di diverse università italiane saliti a piedi fin sullo spartiacque tra Lombardia e Trentino, dove purtroppo stanno morendo i ghiacciai più estesi dell’arco alpino italiano. «L’ADAMELLO come tutti gli altri ghiacciai delle Alpi si sta ritirando come non è mai avvenuto negli ultimi tremila anni – è l’amara constatazione del presidente del Comitato glaciologico italiano, Massimo Frezzotti – Tra il 2030/2040 scompariranno tutti quelli sotto i tremila metri». Per sensibilizzare tutte le istituzioni, in particolare i politici che possono decidere le sorti dell’ambiente, alla drammaticità del tema riscaldamento globale, una problematica non più differibile, l’Università degli studi di Brescia ha lanciato il progetto CFC (Climbing For Climate) e, appunto ieri, è stato compiuto il primo importante passo con la firma della Carta dell’Adamello. I PROTAGONISTI di questo evento hanno scarpinato per ore da passo Presena alle Lobbie, affrontando i crepacci del ghiacciaio del Mandrone. «Consapevoli del ruolo che l’Università riveste nell’educazione delle giovani generazioni e nella ricerca di soluzioni per riorientare decisamente i nostri modelli di sviluppo verso la sostenibilità – spiega il rettore della Statale di Brescia, Maurizio Tira – Abbiamo inserito nel piano strategico di ateneo la promozione degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Dopo due anni di sensibilizzazione sul territorio, la salita e la firma della Carta, sono atti che simboleggiano l’urgenza di azioni mirate alla mitigazione e all’adattamento al cambiamento climatico». HA FATTO MALE al cuore, ieri, vedere com’è ridotto il ghiacciaio dell’Adamello, le cui ramificazioni (Mandrone, Salarno, Adamè, Miller) alimentano diversi corsi d’acqua in Trentino e sul versante lombardo. Rispetto a soli trent’anni fa l’arretramento delle lingue glaciali ammonta a parecchie centinaia di metri. «I modelli matematici sviluppati dai nostri ricercatori – afferma sconsolato Roberto Ranzi, ordinario di Costruzioni idrauliche e marittime e Idrologia dell’ateneo bresciano – Ai rilievi glaciologici effettuati in posto e alle proiezioni dei modelli climatici globali, abbiamo previsto che non sopravvivrà alla fine del secolo, perché l’accelerazione del riscaldamento globale indotto dall’uomo, sta aumentando le temperature in maniera irreversibile per questo che con i suoi 15 chilometri quadrati di superficie è il più esteso ghiacciaio italiano». Non è una valutazione campata per aria. «Lo stiamo studiando da dieci anni. Nel 1990 era 800 milioni di metri cubi – aggiunge lo studioso - Oggi praticamente sono dimezzati». Cosa si può fare per iniziare rallentare la pericolosa fusione del ghiaccio? «Ridurre drasticamente da subito le emissioni di gas serra – conclude il professor Ranzi dettando le priorità - Bisogna cominciare da quelli prodotti dai combustibili fossili». TRA GLI OBIETTIVI che persegue la Carta dell’Adamello c’è quello importante di dare attuazione all’impegno assunto nella Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici: mobilitare congiuntamente da tutte le fonti 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020, per affrontare e risolvere le esigenze dei paesi in via di sviluppo circa l’attuazione e la piena operatività del «Green Climate Fund», attraverso la sua capitalizzazione nel più breve tempo possibile. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lino Febbrari
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