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27.06.2019

«Aiutateci a salvare l’antico ponte dei forni»

Il ponte in pietra di Gòvine e sullo sfondo il lago:  l’appello dei residenti perché venga messo in sicurezzaI residenti già si occupano delle erbacce e della pulizia dell’alveoIl transito per ora resta vietato
Il ponte in pietra di Gòvine e sullo sfondo il lago: l’appello dei residenti perché venga messo in sicurezzaI residenti già si occupano delle erbacce e della pulizia dell’alveoIl transito per ora resta vietato

In tempi ormai lontani su quel ponte in pietra transitavano carri e muli che percorrevano la «via mineraria» di Pisogne. Siamo a Gòvine, dove, fino agli inizi del Novecento, erano attivi forni e fucine per la lavorazione del minerale estratto nelle miniere della zona, dal quale veniva ricavato il ferro. Le acque impetuose del Tufère, che scende dalla Valle, fornivano energia ai mulini. Oggi è storia, ma allora il borgo era tra i più importanti del territorio per quel che riguarda la lavorazione dei metalli. L’ANTICO PONTE sul torrente c’è ancora, ha resistito al trascorrere del tempo, ma versa in pessime condizioni, e proprio per questo i residenti, che se ne prendono cura, chiedono aiuto. «Ci occupiamo noi delle erbacce e teniamo pulito l’alveo del torrente - spiega Savina Patrizia Silini, che ha scoperto di esserne la proprietaria solo alcuni anni fa, quando suo padre Martino cadde accidentalmente dal ponte - ma ora le condizioni del manufatto in pietra sono molto peggiorate. A noi non serve, ma è un peccato vederlo in questo stato. Qui arrivano anche tanti bambini delle scuole, ai quali viene raccontata la storia di Gòvine, delle sue fucine e delle sue miniere. Potrebbe essere un’autentica risorsa. Servono però una completa messa in sicurezza e una rivalutazione. Spero che qualcuno ci possa dare una mano». Il ponte - che si credeva fino a poco tempo fa di fattura romana - oltre a essere pericoloso è anche pericolante. In passato però vi transitavano i carri che trasportavano carbone e minerale per rifornire i forni e dunque rappresenta una preziosa testimonianza storica. «È stato costruito tra il 1600 e il 1700 - spiega Sergio Musati, storico locale - ovvero nel periodo di massima espansione del settore minerario, durante il quale Gòvine era tra i centri principali. Nelle vicinanze ci sono i resti dell’antico forno fusorio di Gòvine Superiore, all’interno del quale si lavorava il minerale estratto dalle miniere posizionate lungo la Valle del Trobiolo». La richiesta quindi è quella di una messa in sicurezza, e magari di una valorizzazione e rivalutazione del sito: si potrebbe creare così un itinerario che conduca ai principali luoghi di interesse storico dell’entroterra di Pisogne, utilizzabile a fini didattici sopratutto per le scuole, con i ragazzi che potrebbero vedere dal vivo quello che è raccontato sui libri di storia locale. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Romele
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