Piste da sci,
la riapertura
resta un miraggio

Tra i gestori degli impianti di risalita prevale lo scetticismo: non ci sono certezze sulla riapertura
Tra i gestori degli impianti di risalita prevale lo scetticismo: non ci sono certezze sulla riapertura

Salvare il salvabile, ma l’ultima chiamata per gli impianti di risalita bresciani, rischia di diventare un addio, o al massimo un arrivederci al prossimo inverno. Le piste da sci restano blindate, la riapertura fissata per il 18 gennaio è slittata nuovamente, stavolta al 15 febbraio. Ma le notizie informali fatte trapelare ai gestori affrescano un quadro a tinte fosche. Non c’è nessuna certezza nella deadline fissata dal Governo è stato ribadito agli imprenditori del settore: tutto è affidato all’andamento della curva epidemiologica del coronavirus e per azzardare previsioni servirebbero doti divinatorie. Certezze matematica invece sulle perdite della filiera legata al turismo invernale bresciano. La pandemia ha già bruciato 130 milioni tra diretto e indotto è stato ribadito nel recente incontro tra gli operatori, cifra che nel caso la stagione andasse definitivamente in bianco lietiverebbe fino a 170 milioni. Ad aggiungere la beffa al...danno un inverno particolarmente ricco di neve che avrebbe sicuramente garantito una stagione sciistica fantastica. TUTTAVIA LA SPERANZA di poter aprire gli impianti non è stata ancora abbandonata, considerando che in quota le condizioni della neve si mantengono ottimali fino alla primavera. «La stagione sciistica a questo punto è compromessa al 90% - spiega il direttore del Consorzio Pontedilegno-Tonale, Michele Bertolini- ma se a febbraio il Governo darà realmente la possibilità di aprire gli impianti di risalita, lo faremo senz’altro. A differenza di altri comprensori sciistici, noi abbiamo il ghiacciaio Presena che rappresenta una risorsa molto preziosa perché ci garantisce una stagione più lunga, che arriva fino a maggio inoltrato». Questo, unitamente ai tanto attesi ristori, dovrebbe aiutare tutte le realtà e le attività commerciali del comprensorio. «Questo continuo rimandare la possibile data di apertura degli impianti di risalita ha creato enormi difficoltà - prosegue Bertolini- Pensiamo anche solo alle strutture ricettive: non bastano 24 ore per farle aprire, hanno bisogno di tempo per organizzarsi, trovare il personale, attrezzare le cucine. Il clima di incertezza che stiamo respirando da mesi ormai ha portato enormi difficoltà, ma la voglia di lavorare non è venuta meno». In attesa di una data di apertura, che dovrà essere accompagnata da precise linee guida approvate dal Comitato Tecnico Scientifico, il Consorzio ha predisposto alcune modalità di acquisto degli skipass e di accesso alla ski area a favore della tutela degli utenti. Si va dalla vendita online degli skipass, con la possibilità di ricevere a casa la tessera k-card senza dover quindi passare dalla biglietteria, ad un software che in tempo reale fornirà i dati sull’affluenza alle varie aree del comprensorio, ad una app che permetterà di prenotare il posto sugli impianti di risalita (primo accesso). Scettico Stefano Iorio, presidente Montecampione ski area. «Purtroppo non possiamo fare altro che attendere. Mi rivolgo a chi ricopre ruoli istituzionali, e dovrebbe fare da referente per il nostro settore: tutti noi pretendiamo chiarezza sul futuro e soprattutto sui ristori, che in Europa vengono erogati, ma in Italia no. Eravamo pronti ad assumere 30 operatori, poi è arrivato l’ennesimo rinvio senza la certezza che da lì in poi si possa ricominciare. Rispetto allo scorso anno la perdita sul fatturato è del 70%. Andiamo avanti con gli allenamenti: in questo modo aiutiamo la crescita sportiva dei nostri atleti». Nicoletta Merighetti della Dnf sport che gestisce gli impianti Val Palot si consola appunto con l’attività agonistica. «Sulle nostre piste si svolgono gare provinciali, nazionali ed internazionali. La conformazione dei tracciati consente di avere atleti di livello mondiale, come il bulgaro Albert Popov, che si è allenato qui prima dell'ultima gara di Coppa del mondo. La situazione purtroppo è limitante, e l'incertezza non aiuta. Abbiamo il vantaggio di essere una stazione piccola, ma completa: i costi di gestione non aumenterebbero, nel caso venisse consentito al turismo della neve di accedere agli impianti. È la nostra speranza, la speranza è necessariamente l'ultima a morire». •

Alessandro Romele