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02.08.2019

Il vento fa a
pezzi la «coperta»
del Presena

Al lavoro per ripristinare la coperta che protegge il ghiacciaio
Al lavoro per ripristinare la coperta che protegge il ghiacciaio

Se una decina di anni fa Provincia autonoma e Università di Trento non avessero avviato il progetto sperimentale che prevede la copertura di una vasta superficie innevata durante i mesi estivi, oggi il ghiacciaio del Presena sarebbe solo un lontano ricordo. I climatologi sostengono che a causa dell’effetto serra il destino di questo lembo di territorio alpino (e di tutti gli altri ghiacciai rimasti sulle Alpi) è segnato: prima della fine del secolo sarà scomparso. La previsione è stata ribadita recentemente alle Lobbie, durante l’incontro tenutosi per la firma della Carta dell’Adamello. Intanto, anche quest’anno quel poco che resta del Presena riposa al riparo dei raggi del Sole grazie a più di 120mila metri quadrati di teli geotessili stesi lo scorso mese di giugno dai tecnici della società Carosello. In questo modo si rallentano di molto lo scioglimento del manto nevoso frutto delle perturbazioni invernali e primaverili e la fusione del sottostante ghiaccio: di conseguenza si allunga, purtroppo di pochi anni, la vita del ghiacciaio. La grande coperta doveva restare al suo posto fino alla fine di settembre. Invece una bella fetta è stata strappata la scorsa settimana dalla furia del vento durante un violento temporale che si è abbattuto in zona dopo giorni di temperature inusuali, mai registrate in passato a queste quote. L’inconveniente ha costretto alcuni operai a interrompere le ferie per correre ancora una volta in aiuto del ghiacciaio morente. «Praticamente non ci riposiamo mai - commenta con una battuta il consigliere delegato del Consorzio Pontedilegno Tonale Michele Bertolini, salito ai tremila per controllare la risistemazione della copertura -. A queste altitudini è inevitabile che le condizioni meteo cambino molto velocemente, e negli ultimi tempi il maltempo ha sferzato duramente da queste parti. Per cui la nostra attenzione è sempre al massimo, stiamo sempre sul pezzo, diciamo così, e nel giro di poche ore, quando i danni sono limitati, alcuni giorni quando dobbiamo intervenire su un disastro del genere, riusciamo a rimettere le cose a posto». IL TEMPORALE non solo ha spazzato via migliaia di metri quadrati di teli, ma ha anche reso inutile il lavoro di più squadre di operai durato quasi un mese. Da mercoledì otto di loro sono tornati in quota e, con il supporto di un grosso argano calato dal cielo da un elicottero e ancorato a un masso ciclopico, poco alla volta stanno ripristinando le protezioni. «Voglio evidenziare un solo dato - conclude Bertolini -: dove ci sono i teli, a fine stagione riusciamo a risparmiare quasi tre metri di strato ghiacciato. Un dato impressionante, che ci fa comprendere quanto sia importante questo lavoro che facciamo ogni estate». •

Lino Febbrari
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