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26.06.2016

Incontri in prima linea
Il Montozzo fa memoria

Pontedilegno: la cerimonia alpina al Montozzo
Pontedilegno: la cerimonia alpina al Montozzo

Non passerà sicuramente alla storia per un record di presenze, perchè non si sono registrati i grandi numeri del passato, quando attorno all’altare si accalcavano oltre 500 persone (a tenere lontani alpini ed escursionisti dal luogo che cent’anni fa era la prima linea del fronte non sono state solo le previsioni meteo che annunciavano temporali, ma anche il divieto di raggiungerlo con i fuoristrada), ma l’undicesima edizione del raduno del Montozzo è stata comunque onorata dalla presenza delle bandiere delle sezioni bresciane dell’Ana (Brescia, Monte Suello e Vallecamonica), da una trentina di gagliardetti in rappresentanza dei gruppi alpini camuni e da circa 200 fra penne nere e autorità.

«ARRIVARE AL MONTOZZO regala una emozione che resta per sempre nel cuore - dice Mario Sala, per la prima volta ai 2.500 metri di quota in veste di numero uno della sezione Ana camuna -, perchè in quest’area sacra ritroviamo le nostre radici di alpini».

A sorpresa, con il gruppo di Vissone si è presentata Sabrina Fanchini, la minore delle tre sorelle campionesse di sci di Montecampione, caporal maggiore degli alpini di stanza ad Aosta: «È la mia prima volta ed è stata una grande emozione - sbotta d’un fiato -. Guardandomi attorno e visitando il museo mi sono resa conto di cosa è successo cent’anni fa e delle terribili condizioni in cui vissero e combatterono italiani e austriaci».

Quando era presidente della sezione camuna, Ferruccio Minelli è stato l’ideatore del raduno del Montozzo e, insieme al compianto Gianni De Giuli, della ricostruzione del villaggio militare e delle trincee, trasformate in un museo a cielo aperto. Dopo aver lasciato da poco l’incarico di vicepresidente vicario dell’Ana nazionale finalmente si gode una manifestazione senza alcun obbligo cerimoniale.

«Sono fiero perchè il Montozzo è po’ una mia creatura - commenta -. In particolare per i lavori di recupero che si sono svolti (oltre 40 mila ore di volontariato prestate da alpini in congedo e in servizio di mezza Italia). Tanti qui sono venuti a lavorare per fare memoria per le nuove generazioni». L.FEBB.

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