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24.10.2020 Tags: Breno

Rocca, una curva pericolosa per l’ascensore

Sulla collina del castello di Breno è ricresciuta la vegetazione
Sulla collina del castello di Breno è ricresciuta la vegetazione

Ci sono due casi in sospeso in uno a Breno: l’ascensore per il Castello che non decolla in assenza dei permessi e il danno subito dai «vicini di casa» dal cantiere per ora abortito, rispetto al quale il Comune non ha ancora fatto nulla. Se n’è parlato durante l’ultimo Consiglio comunale (ma solo del primo caso), ed è emerso evidente che il sindaco Alessandro Panteghini è ancora alle prese con un problema difficile. L’aggiornamento consiliare è avvenuto su richiesta del gruppo di minoranza, e il primo cittadino ha relazionato su un cantiere desolatamente fermo da oltre un anno dopo una serie di modifiche al progetto e di stop ai lavori. Ora la pratica è interamente nelle mani dell’Ustif, l’Ufficio speciale trasporti a impianti fissi del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che deve (o meglio può) ridare il via all’opera. Il Comitato relatore si è riunito per valutare il progetto, e più avanti incontrerà i dirigenti della Maspero spa di Appiano Gentile, l’impresa specializzata nella realizzazione di ascensori speciali alla quale toccherebbe posare l’impianto sulla collina del castello. Sul percorso accidentato c’è la necessità di fare nuovi calcoli progettuali, perché per ragioni tecniche l’ascensore non potrà salire verticalmente verso la rocca, ma dovrà seguire una curva. Dopo che la Maspero avrà rifatto i calcoli il Comitato trasmetterà il progetto alla commissione dell’Ustif per (si spera) l’approvazione definitiva. PANTEGHINI ha fatto il punto dopo aver preso parte a Milano proprio a un incontro del Comitato, sostenendo che il problema, che dovrebbe anche essere l’unico, sarebbe rappresentato proprio dall’anomalia della curvatura non normata prevista sul tracciato che l’elevatore dovrà seguire per raggiungere il castello. Tra passaggi burocratici, consulenze, pareri e variazioni progettuali rimane come detto in piedi anche la precarietà della famiglia che vive proprio ai piedi della collina, a poche decine di metri da quella che sarà la partenza dell’ascensore, obbligata a sopportare anche la puzza dei liquami provenienti dalla rocca, ma soprattutto il parziale crollo di un muro di cinta e ad altre difficoltà. Intanto sulle rocce della collina ripulite all’inizio dei lavori sta ricrescendo la vegetazione. •

Luciano Ranzanici
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