Scialpinisti tartassati, Aprica invoca la tregua

Aprica: il sindaco chiede più tolleranza nelle norme anti-covid
Aprica: il sindaco chiede più tolleranza nelle norme anti-covid

Prima di Natale e la scorsa settimana, all’Aprica sono fioccate le multe nei confronti improvvisati caspolatori e scialpinisti che, per sfuggire alla noia della clausura e cercando di aggirare le regole del Dcpm in materia di attività fisica, con le racchette e gli sci con le pelli risalivano le piste del demanio sciabile (Baradello, Palabione e Magnolta) che la località orobica ha in condominio con il confinate Comune bresciano di Corteno Golgi. Nel mirino della Guardia di finanza di Tirano e carabinieri sono finti residenti, proprietari di seconde case e anche a tantissime persone giunte dai paesi limitrofi, bresciani e valtellinesi. Le sanzioni hanno alimentato un tsunami di polemiche, ma il sindaco della località turistica a cavallo tra Brescia e Sondrio invita tutti ad abbassare i toni. «Credo che ci debba essere buon senso rispetto alle fasi storiche e bisogna comprendere anche quali sono i reali problemi determinati dal contagio – osserva Dario Corvi - . Personalmente non penso che queste persone abbiano potuto incidere sulla diffusione del Covid. Per cui è importante capire lo spirito delle norme e applicarle con buon senso». Come tutte le località invernali, anche Aprica è alle prese con una situazione drammatica. «La stagione sciistica è ormai persa– ammette il sindaco - e dobbiamo prepararci a una crisi senza precedente per tutto il sistema economico alimentato dagli impianti di risalita, dagli alberghi che è quasi un anno che non affittano una stanza, ai ristoranti, ai noleggi, passando per l’indotto». Cosa si può fare per superare questo periodo?. «Servono certezze - risponde convinto il sindaco - : si può scegliere bene o male, così come tenere aperta o chiusa un’attività commerciale, però a mio modo di vedere bisogna comunicarlo in modo corretto e quando si decide di tenere sbarrata questa attività, è essenziale garantire ristori adeguati che possano far reggere il sistema». Oltre ad alberghi e residence, l’area San Pietro di Corteno Golgi e di Aprica è caratterizzata da una miriade seconde case e di centinaia di appartamenti in affitto che hanno garantito un minimo di presenze. «È evidente che il sistema turistico non può reggersi sulle locazioni anche perchè questi ospiti più che noleggiare qualche racchetta da neve o fare qualche altra attività sporadica di questo tipo, non alimentano un vero indotto finanziario. Tuttavia siamo contenti – conclude Dario Corvi – che qualcuno decida di stare qui piuttosto che fermarsi in città». Un modo per contrastare la desertificazione da lockdown». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lino Febbrari