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16.06.2019

Storie risorgimentali Un pastore alla guerra dalla parte «sbagliata»

Tra le famiglie della Valsaviore conosciute e citate anche nei testi di storia camuna che hanno dato i natali ad artigiani, artisti, sacerdoti e mecenati famosi ce n’è una che ha una storia particolare. È qualla di Simone Magnini, un pastore nato in paese nel 1835 e morto nel 1915, ultimo di 10 figli, che ad appena 8 anni, dopo essere stato affidato dalla madre a un carrettiere, venne trasportato fino a Vermiglio, nel Trentino allora parte dell’impero austroungarico, e destinato dalla famiglia che lo ospitava alla cura delle capre in cambio di vitto e alloggio. CHIAMATO alla leva, il giovane prestò servizio militare e combattè nell’esercito austriaco nel periodo delle battaglie di San Martino e Solferino, e solo quando Francesco Giuseppe cedette il Lombardo Veneto ai piemontesi tornò a...essere italiano. Il pastore di Saviore terminò il servizio militare a Brescia, disertò tornando a Vermiglio a prendersi cura del gregge, sposò Anna Panizza ed ebbe cinque figli. Infine lasciò la famiglia e tornò a Saviore dove morì nel 1915, mentre la moglie come profuga venne internata con i figli nel campo di concentramento di Mittendorf, a Nord di Vienna, dove morì l’anno dopo. Questa vicenda è stata raccontata nel libro «Simone Magnini - Le radici» scritto da Lino Balotti, e verrà presentata oggi alle 16,30 nel municipio di Saviore, in occasione della consegna delle benemerenze civiche. La nuova sindaca Serena Morgani ha programmato una cerimonia che «nasce dal desiderio di suggellare il legame fra i due premiati e la terra di Saviore, dalla quale un secolo fa partì il loro avo per trovare fortuna in Trentino». Dopo la vernice, alle 17 il primo cittadino premierà il 21enne Davide Magnini, campione di scialpinismo e di corse in montagna di grandissimo livello, e Anna Panizza, sindaco di Vermiglio e trisavola di Simone Magnini.

L.RAN.
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