LA CAMPAGNA

Bracconaggio, un ottobre da record negativo

di Paolo Baldi
I militari del Soarda portano a termine nel Bresciano la nuova Operazione pettirosso ottenendo risultati mai raggiunti. I carabinieri forestali denunciano 141 persone: un arresto
La liberazione di un frosoneUn pettirosso imprigionato in una rete da uccellagione
La liberazione di un frosoneUn pettirosso imprigionato in una rete da uccellagione
La liberazione di un frosoneUn pettirosso imprigionato in una rete da uccellagione
La liberazione di un frosoneUn pettirosso imprigionato in una rete da uccellagione

Sono i numeri a evidenziare le dimensioni dell’illegalità venatoria nel Bresciano. Numeri importanti che emergono dal bilancio dell’ultima «Operazione pettirosso», lo storico campo antibracconaggio condotto dai carabinieri forestali del Soarda. Eccoli: quest’anno i militari hanno raggiunto un record individuando e denunciando in un mese 141 persone e ne hanno anche arrestata una: uccellatori, cacciatori sorpresi a utilizzare richiami elettroacustici o uccelli da richiamo con anelli identificativi contraffatti e bloccati mentre abbattevano specie non consentite. E finti allevatori di avifauna, registrati negli albi di federazioni e associazioni di categoria, in possesso di animali catturati con le reti. Era uno di questi il capannista di Lumezzane al centro di una delle operazioni più importanti. Sotto il suo appostamento di caccia, i militari hanno scoperto un gigantesco roccolo abusivo con sei lunghe reti, fonofil, decine di uccelli da richiamo protetti e non e persino abbeveratoi con sistemi di zampillamento dell’acqua. Le decine di tordi che catturava ogni giorno finivano a 30 euro l’uno sul mercato nero dei richiami; quelli protetti in quello degli spiedi illegali.

Lo stesso business di un altro roccolatore preso invece a San Giovanni di Polaveno. A sua volta cacciatore, aveva allestito il suo impianto sul retro dell’abitazione rendendolo invisibile con una recinzione metallica e una siepe. Ma il Soarda lo ha individuato grazie al canto dei suoi lucherini, liberati insieme a molti altri volatili protetti dopo aver smantellato un altro labirinto creato da sei reti, fonofil e abbeveratoi. Tra le sue dotazioni anche del grasso usato per infilare a forza sulle zampe dei tordi catturati gli anellini forniti senza controlli ai membri dalle citate federazioni di allevatori. Il traffico di avifauna protetta è molto redditizio, e spesso anche chi è già finito nei guai non desiste. E così, i militari del Soarda hanno denunciato nuovamente un uccellatore già individuato in passato dai colleghi di Vobarno. Allora sul retro della sua casa di Binzago di Agnosine gli avevano sequestrato un vero roccolo, centinaia di uccelli protetti morti e un sistema di diffusione dei canti registrati degno di una discoteca. Stavolta «solo» due reti e decine di esemplari vivi catturati da poco. Restando tra i recidivi, il Soarda ha risanzionato un capannista di Alone di Casto protagonista nel passato di un caso finito in Tribunale. Aveva denunciato i militari, che lo avevano visto armeggiare con richiami non consentiti e che poi sono stati tutti assolti, dall’accusa di averlo aggredito nel suo appostamento.

Stavolta è stato ripreso mentre sparava usando un fonofil. Passando ai trappolatori, anche quest’anno l’Operazione pettirosso ha portato all’individuazione di gestori di tese di crudelissimi archetti, è successo a Magasa e Armo, in Valvestino, e anche a Vello di Marone, e per il resto tese più o meno importanti di mini tagliole per la cattura dei piccoli insettivori, i sep, sono state scoperte, coi proprietari, quasi in ogni angolo delle valli: da Bovegno a Zone, da Preseglie a Sarezzo. A Bovegno in particolare va citata la denuncia di un ex consigliere comunale bloccato sulla sua tesa di sep sopra Graticelle. Poco dopo e poco distante, gli agenti hanno sorpreso anche un conoscente al capanno che esponeva fringillidi protetti come richiami e stava sparando a qualsiasi cosa volasse. In aggiunta, numerosi appostamenti hanno aperto un nuovo fronte: nel Bresciano la migrazione notturna dei tordi vene interrotta da impianti di cattura montati col buio e smontati prima dell’alba. Lo hanno scoperto in questo caso i militari della stazione di Gavardo individuando in piena notte tre siti di reti e gli uccellatori all’opera in una vasta area di campagna tra Mazzano e Bedizzole. L’arresto? Ha colpito un gussaghese bloccato in possesso di due fucili artigianali e tutto il necessario per produrre pure le munizioni. Infine gli altri numeri dell’Operazione pettirosso, al buon esito della quale, ricorda il Soarda, hanno contribuito le associazioni Cabs, Lac, Lipu, Legambiente, Nogez e Fare ambiente, oltre a cacciatori e cittadini: 3.089 uccelli sequestrati (1.736 morti) con 1.736 «pezzi» tra reti e trappole, 105 fucili e 8.513 munizioni.•