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15.10.2020

Depuratore, Provincia sotto il fuoco incrociato

Depuratore: la protesta continua
Depuratore: la protesta continua

«Ancora una volta la politica bresciana ha perso l’occasione per cambiare rotta». Dopo la decisione del Consiglio provinciale di non votare la mozione contro il progetto del depuratore del Garda presentata da Marco Apostoli della lista Provincia Bene Comune, le Mamme del Chiese e quelle del Garda si sentono «prese in giro e non rappresentate degnamente da questo tipo di politica - scrivono in una nota congiunta -. Sarebbe già sufficientemente chiara la situazione del fiume Chiese dopo la grave epidemia di polmonite da legionella avvenuta nell’agosto 2018 e l’incidenza di gravi patologie radicate nei nostri territori. Siamo disgustate. La politica negli anni non ha saputo o voluto fare scelte oculate per tutelare i territori e preservarli per il bene comune». Le Mamme entrano nel merito del dibattito in aula. «Appare sconcertante che un Consiglio provinciale possa pronunciarsi in merito alla richiesta di costruzione di una villetta a due piani a Moniga, negandola per un consumo di suolo di mille metri quadrati e lo sradicamento di 11 ulivi, e non possa pronunciarsi su un progetto che consumerà ben 70 mila metri quadrati di suolo vergine. Così come è sconcertante che l’assemblea dei sindaci non sia ancora stata convocata per problemi di spazi che garantiscano i distanziamenti. Sono scuse per non affrontare questioni scomode». Filippo Grumi del Comitato Gaia di Gavardo paragona il Consiglio provinciale a Ponzio Pilato. «Hanno trovato un escamotage per non entrare nel merito, coprendosi di ridicolo. Un progetto da 300 milioni di euro, con dieci anni di cantieri, che coinvolge 60 sindaci e 300 mila abitanti, non è un “affare“ che compete al consiglio provinciale? Strano - incalza Grumi -: forse il presidente Samuele Alghisi dimentica che la Provincia è socia di Acque Bresciane e che ha nominato due membri nel consiglio di amministrazione dell’Ato». I consiglieri del Broletto «hanno dimostrato tutta la loro inutilità politica e di essere scollegati dalle reali esigenze del territorio - conclude il portavoce del Comitato Gaia -. Quanto ad Apostoli, è stato tradito dalla maggioranza che lui stesso sostiene». Anche sulla sponda gardesana c’è intanto chi dice no. Il gruppo consiliare Padenghe Oggi e Domani sottolinea che «un cantiere di dieci anni difficilmente potrà essere gestito senza creare problemi alla già precaria viabilità, e di riflesso all’industria turistica. Difendiamo il Garda, ma alla stessa maniera riteniamo che vada protetto il fragile ecosistema del Chiese». Il gruppo consiliare di minoranza va oltre: «la messa in sicurezza del lago deve avvenire al più presto. Per questo siamo positivamente colpiti dal fatto che, con un investimento di 8-10 milioni, e senza penalizzare viabilità e turismo, in pochi mesi la grave problematica legata alla tenuta della sublacuale sarebbe risolta sostituendo la condotta sommersa. Dopo di che si potrebbe procedere con un confronto costruttivo. Una guerra tra istituzioni del Garda e del Chiese non porterà mai a nulla». •

C.REB.
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