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05.03.2019

Era un tempio del gusto Un addio a stomaco vuoto al Mercato dei formaggi

L’ormai ex «Mercato coperto» dei formaggi di Gavardo
L’ormai ex «Mercato coperto» dei formaggi di Gavardo

Stavolta è toccato a Gavardo dire addio a un pezzo della storia del commercio bresciano. Ha infatti chiuso definitivamente i battenti il «Mercato coperto dei formaggi» di via Molino, un vero tempio per gli appassionati dell’arte casearia andato in pensione insieme ai coniugi Enrico Braga e Giuseppina Orioli, che avevano a loro volta prima aiutato in bottega e poi rilevato dai genitori di lei l’attività avviata il primo gennaio del 1951. «QUANDO i miei suoceri avviarono il negozio - ricorda Enrico Braga - le rivendite che si occupavano esclusivamente di formaggi erano cosa rara; nel centro storico allora si allineavano le bancarelle del mercato; ed è per quello che, essendo il negozio nella zona mercatale, si decise di chiamarlo Mercato coperto». L’insegna è rimasta lì, mai ridipinta né ritoccata, a invecchiare come una forma di Bagòss, e era stata realizzata dal pittore locale Venturelli. Un po’ separato dal traffico della vecchia statale, era la meta dei pellegrinaggi dei palati multietnici (tedeschi e austriaci soprattutto, memori del rilievo dato dalla stampa tedesca durante una degustazione portata nei Lander d’oltralpe a metà degli anni Novanta, ma soprattutto del passaparola pre internet) e di schiere di amatori dei formaggi e degli abbinamenti che Enrico suggeriva con una pazienza frutto di un amore assoluto per il mestiere e che la moglie confezionava: fossero marmellate, confetture, mostarde o conserve dolci, tutto era rigorosamente del territorio. Sì, perché Enrico e Giusi andavano a scovare luoghi e produttori d’eccellenza per poi rifornire i clienti di cibi dalla filiera garantita. Merito del mestiere; quel mestiere che a partire dalla fine degli anni Settanta iniziò a moltiplicare il proprio successo grazie a una crescente attenzione per il cibo. «ABBIAMO potuto dedicarci a questo lavoro e farlo crescere - conclude Enrico - puntellati dalla famiglia, che ci ha aiutato a essere sempre qui, dato che in 45 anni non abbiamo mai chiuso un solo giorno che non fosse segnato in rosso sul calendario».

C.C.
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