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19.11.2019

Acque dell’Eridio:
i progetti
sotto indagine

Arrivano novità giudiziarie nel caso lago d’Idro
Arrivano novità giudiziarie nel caso lago d’Idro

Abuso d’ufficio, tentato. È questa l’ipotesi di reato che potrebbe dare nuova energia all’ormai lunghissima battaglia per la difesa delle acque e dell’ecosistema del lago d’Idro. Lo scenario è stato disegnato dal gip Carlo Bianchetti, che accogliendo (tardi) l’opposizione all’archiviazione di un procedimento aperto nel 2016 sulla base di un esposto presentato dagli Amici della Terra Valle Sabbia e lago d’Idro ha di fatto riaperto un caso a dir poco complesso. Non sta scritto da nessuna parte, ma è evidente che l’abuso d’ufficio sarebbe stato tentato dalla Regione, quella Regione che attraverso la sua ormai scomparsa controllata Infrastrutture lombarde aveva presentato anni fa il faraonico progetto di «messa in sicurezza» del lago d’Idro attraverso una nuova galleria che, ricorda Gianluca Bordiga degli Amici della Terra, «doveva teoricamente risolvere il problema di una paleofrana sulla quale nessuno è mai intervenuto, neppure con una misera arginatura, grazie a un nuovo tunnel da 56 milioni di euro capace di svasare dall’Eridio 320 metri cubi di acqua al secondo».


ACQUA probabilmente destinata a interessi economici forti: ai produttori idroelettrici e all’irrigazione della pianura fino all’alto Mantovano. Come è ipotizzato indirettamente persino nel rapporto compilato nel 2017 dai carabinieri forestale di Bagolino, ai quali alla fine del 2016 la Procura aveva affidato gli accertamenti sull’esposto sopra citato. In un passaggio delle loro conclusioni, i militari scrivono esplicitamente che «sembrano giustificate le osservazioni dell’associazione (gli Amici della Terra), corredate da pareri competenti, che indicano quasi prossima allo zero la possibilità di un evento franoso dell’area denominata Paleofrana. Ancora più rilevante è il fatto che non sia previsto alcun intervento contenitivo della frana...ciò potrebbe far pensare che le opere siano state ideate con secondi fini, che l’esecuzione dei lavori (terza galleria e nuove paratoie) possa arrecare danno all’assetto idrogeologico e ambientale del territorio e compromettere seriamente la garanzia del deflusso minimo vitale». Conclusioni che fanno pensare. Eppure, rigettando larga parte dell’esposto, che ipotizzava la violazione di quattro sottocapitoli dell’articolo 452 del Codice penale (inquinamento o disastro ambientale), il pm Fabio Salamone aveva indicato l’eventuale sussistenza del solo 452 quinques, ovvero di un possibile danno ambientale colposo solo a fronte dell’avvio dei cantieri. Che non è mai avvenuto. Ed ecco spiegata la richiesta di archiviazione. Attraverso l’avvocato Lorenzo Cinquepalmi, che ha sostenuto invece la tesi del reato doloso, gli Amici della Terra si sono opposti all’archiviazione, che però è arrivata comunque perché nel fascicolo trasmesso al gip non era stato allegato proprio il ricorso ambientalista.


PER ARRIVARE alla riapertura del caso, dopo - finalmente - la lettura delle ragioni dei difensori del lago, è stato necessario aspettare molto, dall’aprile 2018 al 15 novembre di quest’anno, ma adesso, appunto, si riparte. Il gip ha ordinato di affidare a un perito che sarà nominato dagli uffici giudiziari un supplemento di indagine concedendo 4 mesi di tempo. E magari, chissà, nel frattempo potrebbe arrivare anche il pronunciamento del Tribunale superiore delle acque pubbliche, al quale gli Amici della Terra si erano rivolti nel 2016 dopo che il Tar si era detto non competente ad analizzare il ricorso contro i progetti della Regione perché materia troppo vasta: dopo l’udienza del 2017, del caso lago d’Idro non si è saputo più nulla. Per finire un commento da addetti ai lavori giudiziari. L’avvocato Cinquepalmi è (per ora) soddisfatto degli sviluppi della vicenda: perché «la tesi iniziale del pm secondo la quale si è di fronte a un nulla di fatto è caduta. Il caso esiste, eccome».

Paolo Baldi
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