Il biotopo finito in secca? Per Trento nulla di grave

di Mila Rovatti
Il biotopo di Bondone, nell’alto Eridio, in versione estiva
Il biotopo di Bondone, nell’alto Eridio, in versione estiva
Il biotopo di Bondone, nell’alto Eridio, in versione estiva
Il biotopo di Bondone, nell’alto Eridio, in versione estiva

I danni non sono stati «irreversibili». Con questa valutazione, che forse vorrebbe essere consolatoria, la Provincia autonoma di Trento ha risposto all’interrogazione presentata ormai mesi fa del suo consigliere Alex Marini a proposito del prosciugamento parziale del prezioso e bellissimo biotopo di Bondone, sulla sponda Nord del lago d’Idro, avvenuto in estate. Una risposta che naturalmente non soddisfa Marini, e che vorrebbe chiudere un caso apertosi alla fine di agosto, quando la palude è finita in grave sofferenza a causa dell’abbassamento dei livelli del lago. In seguito, l’esponente del gruppo consiliare misto ha presentato un’interrogazione chiedendo perché non ci sia stato un equilibrato rilascio di volumi d’acqua aggiuntivi dal concessionario dell’alto Chiese, e se abbassando il lago da 368,74 a 367,37 metri sul livello del mare in poco più di un mese siano state rispettate le misure per la conservazione del biotopo. Marini ha chiesto notizie anche sulle conseguenze ambientali subite dall’area e sulle ripercussioni in campo turistico dello stesso «incidente». Sono passate settimane e settimane, e solo nei giorni scorsi è arrivata la risposta di Mario Tonina, vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, nella quale si afferma che tra l’11 e il 20 agosto il concessionario dell’alto Chiese ha erogato dai bacini a monte 4 milioni di metri cubi aggiuntivi rispetto ai volumi che è tenuto a svasare: insomma l’acqua non sarebbe stata risparmiata. Per quanto riguarda la sofferenza dell’area naturale, il vicepresidente sostiene che la fluttuazione mensile prevista per la conservazione della riserva naturale dovrebbe attenersi al metro circa dalla quota minima di 367,50 a quella massima di 368,50 metri sul livello del mare, quindi «l’abbassamento del livello del lago registrato fino a quota 367,37, e collegato ai prelievi irrigui, resta confinato nell’intervallo temporaneo di, più o meno, 30 centimetri rispetto alle quote riportate nelle misure di conservazione. Per questo non si sono rilevate conseguenze irreversibili su specie e habitat». Nulla di grave, insomma, secondo Trento, o forse nulla di molto evidente, perché come aveva spiegato l’ecologo fluviale Maurizio Siligardi, le ripercussioni più immediate di una così rapida fluttuazione si hanno sulla prima fascia di costa, dove vivono larve, insetti, molluschi e crostacei, le principali fonti di alimentazione per molti pesci. Se l’abbassamento è graduale, molti di questi organismi riescono a spostarsi colonizzando zone più basse, in caso contrario non riescono a seguire il deflusso e muoiono. Come detto, le risposte del vicepresidente Mario Tonina non soddisfano Alex Marini: «Se il quadro generale che ci si poteva attendere (evidenziato dalle immagini pubblicate anche da Bresciaoggi) è stato confermato, purtroppo mancano i dettagli. L’assessore Tonina non specifica la natura e l’entità dei danni al biotopo e all’intero ecosistema lacustre causati dagli sbalzi del livello, e ci sarebbe da chiedersi come mai, visto che sono informazioni rilevanti, tanto più se ci si spinge a sostenere la non irreversibilità del danno. Sulla base di quali dati e di quali evidenze lo afferma?».•.