Il buon bracconiere a processo Condannato anche in appello

Il roccolo illegale gestito per anni dal condannato
Il roccolo illegale gestito per anni dal condannato

Nella sua lunga carriera di uccellatore, anzi, di «buon bracconiere» come si era ribattezzato inventandosi anche una Madonna a tema e un corollario di messe e gare di spiedi proseguite per anni nel suo roccolo abusivo, di denunce ne ha collezionate davvero tante. E ha rimediato pure un arresto e un provvedimento della magistratura che, richiesto dai carabinieri forestali di Vobarno (quelli che lo avevano arrestato), gli ha a lungo impedito di mettere piede a Capovalle e sul monte Manos, sede della sua uccellanda fuorilegge. Ma solo recentemente ha incassato una condanna «vera». E pure in secondo grado. Come ricorda la Lega per l’abolizione della caccia, che si era costituita parte civile nel processo, «la Corte d’appello di Brescia ha interamente confermato la sentenza di condanna di primo grado di un noto uccellatore plurirecidivo per furto aggravato ai danni dello Stato e uso di mezzi di caccia non consentiti». Ma soprattutto, il buon bracconiere, che vive a Roè Volciano, «è stato condannato anche per maltrattamento degli animali (articolo 544 ter del Codice penale) perché per crudeltà e comunque senza necessità, catturando esemplari di avifauna particolarmente protetta con reti da uccellagione, nonché detenendoli quali richiami vivi in condizioni assolutamente inidonee rispetto alle loro caratteristiche etologiche, cagionava loro lesioni e in altri casi la morte». La condanna bis in appello? Otto mesi di reclusione, il risarcimento della parte civile e il pagamento delle spese processuali. Un punto fermo importante; soprattutto per il riconoscimento del reato di maltrattamento che difficilmente viene preso in considerazione nei processi per bracconaggio. Chissà se ora finirà il teatrino delle gare di spiedi sul monte Manos: le messe alla Madonna personale dell’uccellatore sono state bloccate anni fa per un intervento (sollecitato dalla Lac e non solo) della Curia, mentre le «rassegne gastronomiche» sono proseguite; l’ultima era stata rimandata l’estate scorsa ufficialmente per via della pandemia. «QUESTA celebrazione del bracconaggio denota non solo una totale assenza di pentimento, ma anche uno spregio al difficile lavoro di chi questi reati li reprime - commenta la Lac -. Siamo felici per questo risultato giudiziario che evidenza la gravità di un fenomeno ancora ampiamente diffuso nel Bresciano, con effetti devastanti su fauna selvatica e ambiente. Nonostante la carenza di agenti e mezzi, in nessun altro luogo in Italia si registrano così tante denunce per bracconaggio e caccia illegale». •

P.BAL.