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22.05.2019

Industria e rifiuti,
illegalità
nel mirino

I carabinieri forestali di Vobarno mettono i sigilli a uno dei siti finiti nelle loro indaginiA Vobarno è stata scoperta una pressofusione che era stata triplicata senza permesso
I carabinieri forestali di Vobarno mettono i sigilli a uno dei siti finiti nelle loro indaginiA Vobarno è stata scoperta una pressofusione che era stata triplicata senza permesso

C’è chi triplica la propria capacità produttiva industriale moltiplicando anche l’inquinamento senza chiedere il permesso a nessuno; chi usa il terreno dietro casa per accumulare le scorie dei propri cantieri; chi movimenta scarti pericolosi «dimenticandosi» di registrarli e, per finire, anche chi pratica la lenta autodemolizione della sua vecchia berlina lasciandola alle ortiche. È una realtà tra il deprimente e l’agghiacciante quella che emerge ogni volta che qualcuno si mette a indagare sui reati ambientali nel Bresciano. Come i carabinieri forestali della stazione di Vobarno, non nuovi a operazioni clamorose in questo settore e di nuovo sulla breccia con una ulteriore serie di denunce e sanzioni amministrative. Il triste bilancio degli ultimi accertamenti dell’Arma si apre con un esempio di spirito imprenditoriale degno della rivoluzione industriale. Il titolare di uno stabilimento di Carpeneda di Vobarno che si occupa di pressofusione dell’alluminio aveva installato nuovi macchinari e nuovi camini per, appunto, triplicare la sua capacità di produzione, arrivando a superare le 20 tonnellate al giorno. Peccato che non avesse trovato il tempo per chiedere l’Autorizzazione integrata ambientale, e che i nuovi camini - sette - sparassero in atmosfera fumi sempre senza autorizzazione. Gas di cui si potrebbero occupare anche la Provincia, l’Arpa e l’Ats, ai cui uffici i carabinieri forestali hanno trasmesso la segnalazione dopo aver sequestrato tutti gli impianti non autorizzati. È andata male anche ai responsabili di due laminatoi e di una fonderia operanti a Odolo e ad Agnosine. In questi casi i militari hanno scoperto irregolarità nella manutenzione degli impianti che spediscono i fumi in atmosfera, e veri illeciti nella gestione di rifiuti speciali e pericolosi prodotti nelle fabbriche, come gli oli e i grassi esausti. Il risultato? Tre denunce e l’arrivo di sanzioni amministrative per oltre 74 mila euro complessivi. SONO POI clamorosi, relativamente all’ammontare delle sanzioni comminate - ben 545 mila euro in tutto - gli esiti delle indagini fatte dai militari di Vobarno in campo edilizio. Nel mirino la gestione allegra dei rifiuti derivanti dalle demolizioni e delle terre e delle rocce prodotte da scavi di cantiere. I controlli hanno riguardato i titolari di cinque imprese che hanno sede sui territori comunali di Vobarno, Provaglio Valsabbia, Barghe, Castenedolo e Bedizzole. Gli illeciti accertati? Il deposito non autorizzato di calcinacci e altri residui di cantiere, con la creazione di cumuli direttamente sul suolo e in mezzo alla vegetazione (questi materiali vanno conferiti a centri di trattamento autorizzati), ma anche riempimenti illegali effettuati con terre e rocce di scavo. La legge considera queste ultime come rifiuti, e per il reimpiego sono necessarie analisi specifiche che attestino l’assenza di sostanze tossiche nei materiali di risulta: quelle fatte fare dagli impresari in questione non erano invece idonee. Per finire il capitolo «automobilistico». Oltre a denunciare i titolari di 8 vetture abbandonate nel nulla tra Bione e Castenedolo, i carabinieri forestali hanno verbalizzato i proprietari di due autofficine di Sabbio Chiese che non registravano entrate e uscite dei rifiuti pericolosi, e hanno fatto chiudere un automanutentore abusivo scoperto a Castenedolo. Anche in questo caso sono poi arrivate sanzioni: per poco più di 19 mila euro. •

Paolo Baldi
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