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13.01.2020

L’arma dei sindaci «Un nuovo studio scaccerà l’incubo»

Water e carta igienica per l’ironica e graffiante parodia della posa della prima pietra dell’impianto
Water e carta igienica per l’ironica e graffiante parodia della posa della prima pietra dell’impianto

Il fronte del «no» ai depuratori con vista sul Chiese è sempre più trasversale e radicato. Nel corteo partito da Prevalle, spiccava la presenza dei sindaci con fascia tricolore di ordinanza. Insieme, oltre 400 persone hanno costeggiato il Naviglio per raggiungere l’area destinata ad ospitare la mega infrastruttura, percorrendo gli ultimi metri con la muraglia umana proveniente da Gavardo. Pochi gli slogan - a parte quello dei bambini che, dietro uno striscione, hanno ripetuto costantemente per tutto il percorso «basta veleni, basta veleni!» - perché, arrivati a questo punto, più delle parole servono i fatti. Che non tarderanno ad arrivare, dal momento che - come hanno annunciato sia il sindaco di Prevalle Damiano Giustacchini che il primo cittadino di Gavardo Davide Comaglio - i Comuni del Chiese hanno commissionato uno studio indipendente per rivedere il progetto presentato, analizzando tutti i parametri. Costerà 18 mila euro, verrà pagato pro-quota abitante e sarà pronto verso fine gennaio. MA IN AGENDA ci sono altre iniziative. Gianluigi Bordiga del Tavolo delle Associazioni che amano il fiume Chiese e il lago d’Idro ha ribadito che «se non arrestano il progetto, promuoveremo un’incisiva azione legale», mentre Stefania Baiguera di Basta Veleni ha precisato che «l’opposizione seria e pacata all’interno della Consulta per l’ambiente della Provincia potrebbe anche trasformarsi in azioni di protesta, se le cose non cambieranno». Nessuno insomma arretrerà di un passo. «Un messaggio che deve arrivare forte e chiaro a chi non ci ha mai coinvolto, né prima né adesso - afferma Giustacchini -. Nessuno è contrario alla depurazione del Garda, ovviamente, ma la soluzione migliore non è quella di Gavardo. Questo progetto è stato calato dall’alto. Mi auguro che a questo punto qualcuno faccia un passo indietro - sottolinea il sindaco di Prevalle -. Peschiera rimane la soluzione più logica, e non dimentichiamo che il 50 per cento dell’attuale depuratore è di proprietà bresciana. Gli scarichi abusivi e la mancata separazione delle acque bianche dalle nere sono i veri problemi del Garda, non la sublacuale. La scelta del depuratore a Gavardo è stata avventata, e in questi mesi siamo riusciti a smontarla pezzo per pezzo. É assurdo pensare di portare i reflui del Garda ai Tormini e poi a Gavardo: un costo ingente che ricadrà anche sulle bollette di tutti i cittadini». TESI SOTTOSCRITTA anche dal sindaco di Paitone, Alberto Maestri, convinto che «portare i reflui del Garda nel Chiese significa mandare a morte sicura il fiume», e dal primo cittadino di Bedizzole Giovanni Cottini, che definisce la scelta del progetto «arrogante e assurda. Si cerca di risolvere il problema di un territorio a danno di altri. Il Chiese ha già molti problemi, compreso la ridotta portata d’acqua nei periodi estivi. Evitiamo di aggiungerne altri». Lo definisce «un’opera senza senso» anche il vice sindaco di Calvagese, Mauro Da Lio: «Fondamentale il coinvolgimento del nostro territorio per trovare soluzioni alternative, che ci sono». Sull’area dove dovrebbe sorgere il mega impianto di Gavardo, Gianluca Bordiga ha osservato come «lo smantellamento della sublacuale nasconde solo un interesse speculativo sull’acqua del Garda e del Chiese. È stato ormai provato che non esiste una “bomba ecologica”, e che con 5 milioni di euro si potrebbe rifare ex novo tutta la conduttura secondo le tecnologie più recenti. Questo consentirebbe di risparmiare 95 milioni che, con un’operazione intelligente e onesta, permetterebbe di mettere mano a tutti i problemi della sponda bresciana del lago, lasciando il depuratore a Peschiera, dove è naturale che resti». «I presidenti di Regione e Provincia non possono più nascondersi dietro un dito - ha aggiunto Stefania Baiguera di Basta Veleni -. Non possono dire che non avevano la percezione di quello che i cittadini della Valsabbia non vogliono. Oggi noi chiediamo a gran voce che questo progetto non venga realizzato». Filippo Grumi, presidente del comitato Gaia di Gavardo, ha ringraziato amministratori e cittadini: «Senza di voi non sarebbe la stessa cosa - ha affermato -. La nostra battaglia continua, a fianco dei sindaci del territorio. E questa - ha detto, “armato“ di un rotolo di carta igienica - è l’unica carta bianca che sventoleremo fino alla fine della nostra lotta». Un rotolo che, insieme ai tanti altri, ha letteralmente sommerso un water nell’ironica e provocatoria cerimonia della «posa della prima pietra» del depuratore di Gavardo. •

Cinzia Reboni
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