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22.05.2019

Sequestro lampo,
condanna a 5
anni e 4 mesi

La palazzina di Villanuova nel cui sottotetto è rimasto rinchiuso Mirko GiacominiMirko Giacomini in libertà dopo la brutta avventuraLe prime ricerche dell’operaio scomparso
La palazzina di Villanuova nel cui sottotetto è rimasto rinchiuso Mirko GiacominiMirko Giacomini in libertà dopo la brutta avventuraLe prime ricerche dell’operaio scomparso

A quattro mesi di distanza dai fatti è arrivata la condanna. All’arresto di Abdelouahed Haida, responsabile del sequestro lampo di Mirko Giacomini i carabinieri, coordinati dal pm Roberta Panico, erano arrivati nel giro di 48 ore. UNA VICENDA che dal punto di vista penale, in primo grado, è arrivata alla conclusione in tempi molto brevi. La sentenza è stata letta ieri dal giudice Lorenzo Benini al termine del processo celebrato con rito abbreviato. Gli avvocati Elisabetta Zambon e Patrizia Brambilla, legali di Haida, avevano chiesto che il processo con rito abbreviato fosse condizionato alla deposizione di un amico del proprio assistito. Una deposizione da cui sarebbe dovuto emergere che in quei giorni Haida era in uno stato di depressione. Ma il giudice ha rigettato la richiesta. Il pm Panico ha quindi chiesto la condanna a sei anni di carcere, il giudice Benini ha deciso per cinque anni e quattro mesi. Si tratta di una pena scontata di un terzo essendo il processo stato celebrato con il rito abbreviato. Abdelouahed Haida la sera del sequestro andò davanti all’azienda di Muscoline in cui lavora Giacomini, la Saf. Era armato di una pistola a salve e attendeva quello che considerava un rivale in amore. Ma Mirko Giacomini aveva già lasciato la fabbrica e quindi Haida minacciò un collega dell’operaio costringendolo ad accompagnarlo a casa sua. Una volta a Sopraponte di Gavardo avrebbe costretto l’amico a chiedere a Mirko Giacomini di scendere. Quando è sceso, Haida ha costretto tutti a salire in auto. Hanno raggiunto Villanuova e in una zona boschiva il 37enne marocchino è sceso con Mirko Giacomini e si è addentrato nel bosco. L’amico del sequestrato, privato del cellulare, una volta solo è risalito in auto per cercare aiuto e lanciare l’allarme. È così scattata subito una caccia all’uomo con il terrore che tutto potesse finire in tragedia. Nessuno poteva immaginare che la pistola fosse a salve. Ma nessuno poteva immaginare nemmeno che sequestrato e sequestratore si trovassero nel sottotetto dell’abitazione dell’ex moglie, nella frazione Castello, a Villanuova sul Clisi. Solo la decisione di scendere nell’appartamento della donna per «chiarire» la situazione, pose fine al sequestro con una colluttazione e l’esplosione di colpi, uno solo per la difesa, a salve. Haida venne quindi arrestato dai carabinieri e nei suoi confronti è stato disposto il giudizio immediato. Per quello si è arrivati alla sentenza in tempi così brevi. Oltre che per i due sequestri Haida è stato condannato per minacce aggravate alla moglie. La difesa aveva chiesto la riqualificazione del primo sequestro in violenza privata, il minimo della pena per quello di Mirko Giacomini e l’assoluzione per carenza probatoria dalle minacce alla moglie. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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