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23.10.2019 Tags: Valsabbia

Violenza sessuale
sulla figlia, condanna
confermata a 9 anni

Le violenze sessuali in famiglia erano durante per otto terribili anni
Le violenze sessuali in famiglia erano durante per otto terribili anni

Nove anni di reclusione. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa di un 49enne moldavo condannato dalla corte d’Appello di Brescia a 9 anni di carcere per violenza sessuale sulla figlia minorenne. I giudici di secondo grado avevano confermato la sentenza emessa in primo grado dal gup in occasione del processo celebrato con il rito abbreviato. Per l’imputato, che si è sempre dichiarato innocente, potrebbero a breve aprirsi le porte del carcere.


I PRIMI ABUSI sarebbero avvenuti, così ha raccontato la giovane ora maggiorenne, quando vivevano ancora in Moldavia e lei era una bambina di sette anni. Poi le violenze, rapporti completi, sarebbero proseguiti anche una volta arrivati con la famiglia (il 49enne è sposato e ha un altro figlio) nel Bresciano dove hanno vissuto tra il Garda e la Valsabbia. Anni di violenze, un incubo domestico, ma nessuno in casa si sarebbe mai accorto di nulla, terminate solo quando la giovane nel 2014 è scappata dall’abitazione di famiglia e ha raggiunto quella del fidanzato. In quel momento ha deciso di rivolgersi a un consultorio familiare dove ha raccontato la sua storia. «Sono otto anni che vengo abusata da mio padre – aveva detto agli operatori prima, ribadendo poi il suo racconto anche ai carabinieri -. Durante la notte entra nella camera che condivido con mio fratello e dopo essersi infilato nel mio letto mi violenta». Così era partita la segnalazione alla procura di Brescia che chiuse le indagini aveva chiesto il rinvio a giudizio del 49enne che non è mai stato arrestato. In primo grado l’uomo, un ex militare in Italia da oltre 15 anni dove ha lavorato come operaio, era stato condannato a nove anni di carcere più uno di misura di sicurezza a fine pena. La pena era stata confermata anche in Appello. Il 49enne si è sempre dichiarato innocente. «Con mia figlia il rapporto è sempre stato burrascoso - ha raccontato il cittadino moldavo ai giudici -. Posso forse essere stato un po’ troppo autoritario, ma non ho fatto quelle brutte cose. Anche i servizi sociali del paese in cui vivo non hanno evidenziato problemi nella famiglia. Sentite anche l’altro mio figlio, vi confermerà tutto questo. E poi non avrei potuto compiere quegli atti sessuali perché da diversi anni per una lesione alle vertebre non sono in grado di raggiungere un’erezione».


IL PROBLEMA fisico dell’imputato maturato a causa di un infortunio sul lavoro è stato accertato anche dai giudici, che però non hanno creduto alla ricostruzione dell’uomo. Secondo il moldavo l’impotenza sarebbe insorta già al momento delle violenze denunciate dalla figlia. Ma i giudici non hanno creduto alla sua versione. La difesa del 49enne, sorpresa soprattutto dalla formula con cui la corte si è pronunciata, attende ora le motivazioni della sentenza poi potrebbe rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell'uomo o chiedere la revisione del processo.

Paolo Cittadini
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