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22.12.2015

Vobarno, l’aquila ferita
riapre il caso vigilanza

Sette associazioni ambientaliste e animaliste bresciane hanno scelto la formula della lettera aperta per rilanciare l’allarme su un problema sempre più aperto: quello dell’inadeguatezza numerica delle forze in campo per il contrasto dell’illegalità venatoria in una provincia, la nostra, prima in Italia per l’incidenza del bracconaggio.

Lo spunto è stato offerto dall’aquila reale presa a fucilate e recuperata nei giorni scorsi a Vobarno dal veterinario Christian Colombo, e la lettera è rivolta al prefetto di Brescia e ai presidenti di Regione e Provincia e chiede innanzitutto di «incrementare i servizi di vigilanza anche attraverso una pianificazione complessiva e congiunta degli interventi».

SPIEGANDO che il rapace è in condizioni molto gravi in un Cras (quello bergamasco di Valpredina), Lac, Lipu, Legambiente, Enpa, Oipa, Comitato Montichiari contro Green hill e Amici della natura ricordano che questo «non è stato un caso isolato: episodi di bracconaggio vengono registrati quotidianamente in una provincia nella quale i controlli sono stati quasi ridotti a zero. Una dimostrazione in questo senso arriva dai due principali centri di recupero della fauna selvatica (Cras) ai quali si fa riferimento, e dai quali provengono comunque numeri sottostimati, in quanto solo una piccola parte degli animali particolarmente protetti sopravvissuti alle fucilate viene ritrovata, e solo una percentuale ancora più ridotta trova ricovero in una struttura attrezzata».

In sintesi, il Cras di Paspardo ha registrato 301 esemplari di fauna conferiti nel 2015 e 17 rapaci impallinati dal 29 settembre, mentre quello di Valpredina ne ha accolti 303, con 24 rapaci feriti da fucilate.

Secondo le associazioni ambientaliste «tutto ciò avviene anche perchè il destino del corpo forestale dello Stato, una polizia ambientale con funzioni particolari e non assimilabili ad altre, è a dir poco incerto, e perchè negli ultimi mesi si è assistito a un progressivo smantellamento del Nucleo ittico-venatorio della Polizia provinciale e alla polverizzazione del personale in un sistema caotico».

A PEGGIORARE la situazione c’è anche «l’impossibilità, per le guardie volontarie giurate, di offrire un aiuto. La loro capacità di collaborare con le amministrazioni è stata infatti limitata da provvedimenti che, sotto le pressioni della lobby venatoria, hanno privato gli agenti delle funzioni di polizia giudiziaria».

Ricordando anche il mancato rinnovo delle convenzioni scadute (e «povere») che la Provincia aveva sottoscritto con i Cras, le sette associazioni lanciano una sottoscrizione per pagare le spese delle cure dell’aquila (codice Iban: IT61U0503411141000000009609; causale «spese mediche aquila») e chiedono «un intervento che vada nella direzione del ripristino della legalità attraverso una riconsiderazione delle forze disponibili, ma anche in quella della riaffermazione del principio della protezione di un bene collettivo fortemente minacciato: la fauna selvatica».

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