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19.11.2019

Biblioteca, mille
stop al taglio
della cultura

La nuova destinazione della raccolta scelta dalla giunta
La nuova destinazione della raccolta scelta dalla giunta

È un braccio di ferro che sembra destinato a durare a lungo quello avviato a Vobarno attorno al destino della biblioteca. In sintesi, un gruppo corposo di cittadini dice «no» al trasloco della struttura, e sostiene con oltre mille firme la campagna lanciata dal Comitato «Salvabiblio». È una risposta importante alla decisione dell’amministrazione comunale a guida leghista che intende spostare «La Pigna» dalla sede in cui si trova dal 2006: «Una sede di prestigio - ricordano dal Comitato -, nata quando è avvenuto il recupero dell’area dell’ex Falck. Da allora questa cattedrale della Cultura, che gode di 1600 metri quadrati di spazi aperti al pubblico, e di aree destinate solo ai più piccoli, di oltre 50 mila volumi, di materiali multimediali e grafici, di un auditorium da più di 100 posti, di postazioni multimediali e connessione wi fi, è il fiore all’occhiello della Cultura a Vobarno e in Valsabbia». «È stata collocata poi in una struttura pregevole che architettonicamente richiama l’antica struttura produttiva della punteria dell’ex Falck, e ora questo fiore all’occhiello verrà smantellato, come deciso da chi ci amministra, per spostarlo nel palazzo dell’ex municipio».


UN EDIFICIO che dispone di soli 369 metri quadrati: «Sono meno di un quarto dei 1600 attuali, con la possibilità di esporre solo il 30% dei libri a disposizione, mentre il 70% finirà in un magazzino chiuso al pubblico. Senza contare che i metri disponibili sono posti su 4 piani, con enormi difficoltà per il controllo e la fruibilità dei testi. E l’auditorium? Al piano terra dell’ex municipio ci potrà essere spazio per una trentina di posti, insufficienti per incontri, proiezioni o mostre». Il Comitato attacca anche sulla sicurezza: «All’ex municipio si accede da uno scalone dell’800, l’unica via di fuga in caso di emergenza». Intanto, nell’attuale struttura già sta cambiando qualcosa: «Si spende molto di meno per l’acquisto di libri, e si è ridotto l’orario di apertura, tagliando anche alcune iniziative. Sembra che la filosofia sia questa: la cultura non paga, non porta voti, non produce risorse. Perché non aprire invece una discussione coi cittadini, anche alla luce delle oltre mille firme raccolte?».

Massimo Pasinetti
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