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10.07.2019

Cambio in Chirurgia,
un po’ di ipnosi
e addio dolore

Lettere di ringraziamento lasciate dai pazienti di Chirurgia
Lettere di ringraziamento lasciate dai pazienti di Chirurgia

Agli occidentali fin troppo abituati agli analgesici può sembrare strano, ma l’ipnosi è uno strumento alternativo ai farmaci per eliminare il dolore. Lo si sa da molto tempo, e un’esperienza positiva in questa direzione è in atto nel reparto di Chirurgia dell’ospedale di Gardone. Una tecnica non nuova che si basa su una letteratura medica ampia, già utilizzata in altri nosocomi e portata in Valtrompia grazie all’entusiasmo di un’équipe formata da due infermiere e una dottoressa che hanno saputo coinvolgere Maurizio Ronconi, direttore del reparto di Chirurgia generale. Parliamo di un nuovo approccio per trattare il dolore e garantire maggiore attenzione ai degenti che ben si sposa con le caratteristiche di un presidio periferico come quello di Gardone, che a differenza di strutture più grandi può permettersi il tempo necessario a un’accoglienza differente. Tutto parte da un principio che Ronconi ha saputo trasmettere a tutto il suo reparto: attenzione per la persona, ancor prima che per le cure. Ne sono una dimostrazione le decine di lettere di apprezzamento lasciate dai pazienti in occasione delle dimissioni. «La pioniera è stata la mia ex caposala, Annalisa Poli, la quale di sua spontanea volontà è andata a fare un corso - racconta il primario -. È stata lei, particolarmente attenta alle esigenze del malato, a portare questa tecnica nell’ambulatorio di Vulnologia in cui curiamo le ulcere agli arti inferiori». L’induzione ipnotica è stata immediatamente abbracciata dalla nuova caposala Gabriella Peli, e dalla dottoressa Marzia Belloni. Il primario ha quindi proposto al consiglio di dipartimento chirurgico un percorso formativo autorizzato e pagato dall’Azienda ospedaliera. «L’istanza è stata accolta inizialmente come una curiosità, ma ci è stata data fiducia - continua Ronconi -. Belloni e Peli sono tornate dal corso ancora più entusiaste. Abbiamo quindi esteso l’ipnosi, inizialmente impiegata per le ulcere delle gambe, ad altre medicazioni particolarmente dolorose e a esami invasivi, come l’endoscopia digestiva».

 

RONCONI vuol tenere i piedi per terra, ma i riscontri dei pazienti non passano inosservati. Con l’ipnosi è stata tolta anche un’unghia incarnita, un intervento particolarmente doloroso anche con l’anestesia locale. Come funziona? Le istruzioni dell’operatore permettono al paziente di raggiungere uno stato alterato di coscienza rilassando la mente e i muscoli, che si «sciolgono» completamente. In questo modo allenta la tensione, allontanando ansia e dolore. Tra i pazienti c’è anche chi si è portato a casa questa esperienza per combattere ansia e insonnia. E adesso? «Vorrei avere un ambulatorio di piccola chirurgia fatta in questo modo, con pazienti selezionati. Non tutte le persone sono predisposte», conclude il primario.

Marco Benasseni
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