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27.11.2019 Tags: Valtrompia

«La Regione conferma, la centrale Duferco non serve»

Nel rendering una simulazione grafica della centrale a turbogas al centro del contestato progetto
Nel rendering una simulazione grafica della centrale a turbogas al centro del contestato progetto

«La Regione Lombardia conferma i nostri dubbi: la centrale Duferco di Nave non ha necessità di esistere secondo i programmi di Terna». Lo sottolinea il consigliere al Pirellone dei 5 Stelle, Ferdinando Alberti, sulla base della risposta ottenuta a un’interrogazione sul progetto per il maxi impianto termoelettrico all’interno del sito della ex Stefana di via Bologna. «LA RISPOSTA possiamo definirla una nostra vittoria - dice Alberti -. Innanzitutto la Giunta ha confermato quello che sospettavamo: cioè, nei piani di sviluppo di Terna, non c’è necessità di nuovi impianti di produzione di energia elettrica». In base a quanto scritto dal Pirellone, evidenzia ancora il consigliere regionale, «dalla prima lettura del piano... gli interventi previsti sul territorio regionale si riferiscono a razionalizzazione e potenziamento della rete ovvero sono di realizzazione di nuovi nodi della rete per far fronte a sovraccarichi, ridurre criticità e incrementare sicurezza e resilienza». Per Alberti «questo è un durissimo colpo per il progetto Duferco. Confidiamo che Regione Lombardia, nel suo parere di competenza al ministero dell’Ambiente, faccia sentire e pesare le proprie ragioni contro l’impianto. Secondo la progettualità di Terna la tipologia di centrale prevista dalla Duferco è inutile. Inoltre in base alla zonizzazione regionale il comune di Nave si trova nell’agglomerato di Brescia, ossia nella cosiddetta “Fascia 1” del territorio regionale, cioè la fascia più critica dal punto di vista ambientale. Ebbene in questa area Regione Lombardia», in una delibera «ha vietato “...la costruzione e l’esercizio di nuovi impianti dedicati unicamente alla produzione di energia elettrica per scopi commerciali». La delibera va chiarita e modificata, «chiederemo da subito di togliere le parole “per scopi commerciali”», conclude Ferdinando Alberti. •

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