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25.10.2020 Tags: Lumezzane

La Valgobbia del rugby dice addio a una stella

Con Vincenzo Betti se ne va un pezzo della storia del rugby
Con Vincenzo Betti se ne va un pezzo della storia del rugby

Lumezzane e il rugby: una lunga storia di passione e sport passata anche attraverso le vicende personali e agonistiche di Vincenzo Betti, e per questo da qualche ora più povera per la morte dello storico giocatore (prima) e dirigente (poi). Betti ha opposto una lunga resistenza a una malattia che da oltre un anno lo stava fiaccando. Una battaglia condotta con grande tenacia, contro un avversario che negli ultimi mesi aveva riacceso la propria energia. Nel mezzo, ad aggravare la situazione è arrivata la pandemia, che lo ha costretto a dire addio a distanza a troppi amici di una vita. Così anche la sua condizione emotiva è peggiorata; fino alla scomparsa avvenuta nel pomeriggio di venerdì. Lumezzanese classe 1944, lo sportivo lascia la moglie Tecla e i figli Loredana e Paolo. E lascia il suo mondo che ha ruotato per decenni attorno alla palla ovale. Era stato giocatore del Rugby Lumezzane delle origini, dal 1964, ma anche molto altro. Betti ha infatti coperto il ruolo di consigliere del club rossoblù, e inoltre è stato arbitro federale. E ancora presidente della scuola di rugby «Terzi Lana», consigliere del Comitato lombardo della Federugby e pure accompagnatore delle selezioni giovanili regionali. La sua passione e il suo impegno avevano avuto anche altri riconoscimenti: nel 1996 era stato nominato consigliere nazionale prima e poi vicepresidente del Ciar, il Comitato Italia amatori rugby: un organismo in cui ha prestato la propria opera instancabile fino alla fine del suo viaggio. PUNTO di riferimento in campo, con un occhio sempre sui più giovani, ma anche infaticabile presenza in ambito organizzativo e promozionale per il rugby lombardo. «Vincenzo è stato per lunghi anni un collaboratore insostituibile - ricorda il presidente del Crl Angelo Bresciani -, ma soprattutto un amico fedele e fidato. Una persona di grandi princìpi, restia al protagonismo e testimone attivo degli insegnamenti che la nostra disciplina trasmette alle generazioni di giovani rugbisti, ai quali ha donato il proprio impegno con infinita generosità e serietà costante. I nostri viaggi verso Milano, per raggiungere la sede del Comitato, erano i momenti dei nostri confronti sportivi e umani. Rifiutò anche la carica di vicepresidente, guadagnata grazie ai voti: voleva lavorare dietro le quinte, senza distrazioni». Con le persone che, con lui, credevano in uno sport che non si fa. Si vive. •

Fiorenza Bonetti
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