domenica, 08 dicembre 2019
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30.03.2019

Lumezzane, il lavoro è riscatto La cooperativa Joyful fa scuola

Al lavoro nel laboratorio della cooperativa lumezzanese «Joyful»
Al lavoro nel laboratorio della cooperativa lumezzanese «Joyful»

Città industriale da sempre, Lumezzane è anche una città solidale che premia lo spirito d’iniziativa. Come quello della cooperativa «Joyful», costola dell’associazione «I figli di Emmaus», che non solo lavora efficacemente ma ha anche voglia di crescere per dare nuove opportunità occupazionali alle persone fragili e svantaggiate. Presieduta da Annarita Zani, si occupa appunto anche di inserimento lavorativo offrendo la possibilità di sperimentarsi in varie mansioni. Attualmente la coop dà lavoro a una ventina di persone che svolgono montaggi, assemblaggi e confezionamenti per conto terzi, e il legame con il territorio è visto come la chiave di volta per il reinserimento lavorativo. «Le imprese lumezzanesi hanno sempre sostenuto le cooperative sociali e continuano a collaborare con il laboratorio fornendo piccole e medie lavorazioni - spiega l’educatore professionale Maurizio Seneci -. Così noi riusciamo a restituire alle persone inserite nel nostro laboratorio una dignità costruita grazie all’emancipazione». Inizialmente (la Joyful è nata nel 2017) c’era a disposizione un capannone di 400 metri, recentemente c’è stato un ampliamento per altri 300 metri, ma l’obiettivo è quello di crescere ancora: «Vogliamo continuare sulla strada dell’inserimento lavorativo anche offrendoci come spazio per l’attuazione delle misure alternative al carcere, e aprendoci a persone che si trovano in situazione di disagio - racconta Zani -. Per questo abbiamo a disposizione anche 4 appartamenti dove ospitiamo i cittadini in difficoltà. Nel frattempo lavoriamo per la tutela dei minori seguiti dal Tribunale». IL PROSSIMO passo? «Partecipare al bando della Fondazione della Comunità bresciana che finanzia i progetti di utilità sociale per il 2019 - continua la presidente -. Grazie a questo contributo potremmo aumentare i servizi offerti e quindi attivare nuovi progetti di inserimento, e non solo. Siamo infatti in attesa di capire se il Comune ci darà la possibilità di ampliare la sede di Emmaus, nella vecchia casa della Croce bianca - conclude -. Ci serve più spazio e ci dispiacerebbe, ma saremmo pronti anche ad accettare offerte da Comuni vicini». La coop ha pure un settore dedicato ai servizi alla persona: collabora con i servizi sociali, si occupa di dipendenze e di salute mentale e segue le famiglie in difficoltà. •

Marco Benasseni
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