venerdì, 23 agosto 2019
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11.08.2019

Maternità, gli assegni rifiutati costano cari

Il palazzo comunale di Lumezzane
Il palazzo comunale di Lumezzane

La vecchia giunta e la nuova amministrazione comunale di Lumezzane non sono uscite esattamente bene da una complessa questione assistenziale non ancora conclusa che, appunto, è nata col vecchio esecutivo in carica e prosegue oggi con la maggioranza a guida leghista. La vicenda è ovviamente approdata anche in consiglio comunale (all’inizio di luglio), causando una contestazione della minoranza per la scelta dell’avvocato al quale via Monsuello ha deciso di rivolgersi per resistere in giudizio. Un giudizio finito male, con una condanna di primo grado da parte del Tribunale del Lavoro di Brescia nei confronti del municipio. AL CENTRO del caso tre donne di origine senegalese, tutte residenti in Valgobbia, che tra gennaio e febbraio scorsi, durante le rispettive gravidanze, avevano presentato al municipio la domanda per ottenere, attraverso l’Inps, l’assegno di maternità. L’ente locale ha analizzato le richieste anche attraverso l’ufficio servizi sociali, e ha risposto negativamente alle richieste perché le donne erano prive di un permesso di soggiorno di lungo periodo. Le richiedenti però non si sono date per vinte, e in maggio si sono rivolte alla sezione Lavoro del Tribunale impugnando i dinieghi. E ai primi di luglio, come detto, la vicenda è approdata anche nell’assemblea consiliare, durante la quale il capogruppo della civica «Continuità per Lumezzane», Mauro Sigurtà, ha polemizzato con la scelta marcatamente politica del legale al quale l’ente locale ha deciso di affidarsi per la tutela in questa storia. Infatti via Monsuello ha deciso di affidarsi a un avvocato non incluso nell’elenco di quelli che solitamente vengono interpellati dall’amministrazione, ma a un professionista che si era candidato come consigliere comunale nelle liste a sostegno del sindaco Josehf Facchini. Al di là dell’opportunità della scelta, le cose hanno preso una piega negativa per l’ente locale, perché lo scorso 19 luglio il tribunale lo ha condannato ordinando di «cessare la condotta discriminatoria» e di accogliere le domande di maternità delle ricorrenti. Inviando tutti gli atti del caso all’Inps che dovrebbe riconoscere in totale oltre 5 mila euro alle tre donne. LA NUOVA GIUNTA ha incassato ma non demorde, e ritenendo corretto l’operato dell’amministrazione ha deciso di rivolgersi di nuovo al legale «politicamente impegnato» per ricorrere in appello contro la sentenza. Ipotizzando poi che ci possa essere anche un eventuale affiancamento dell’istituto previdenziale. Caso ancora aperto, insomma: si dovranno attendere le prossime settimane per sapere se in sede di appello il ricorso lumezzanese sarà accettato oppure rigettato. •

Fabio Zizzo
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