Una tempesta perfetta scuote la Casa di riposo

Ancora polemiche intorno alla Casa di riposo di Gavardo
Ancora polemiche intorno alla Casa di riposo di Gavardo

Fioccano (inevitabili) le polemiche sulla Casa di riposo di Gavardo: nelle ultime settimane, ricordiamo, oltre all’avvicendamento tra Manuela Maioli e Fabrizio Mora - che oggi è il neopresidente della Fondazione La Memoria, e Maioli la sua vice - si sono susseguite in pochi giorni anche le dimissioni del direttore generale Giorgio Landi e di Giacomo Comincioli, membro del Cda e già vicepresidente. In entrambi i casi saranno necessari nuovi incarichi. «Siamo preoccupati, e soprattutto per gli ospiti della Rsa - ammette Marco Molinari, capogruppo di minoranza - mai vorremmo che siano loro a pagare queste diatribe in termini di qualità del servizio. Abbiamo già fatto un accesso agli atti per vedere i verbali e capire cosa stia succedendo, ma chiederemo chiarimenti anche al sindaco: è suo il fallimento di queste nomine». In tal senso, il gruppo di Gavardo Ideale ha già presentato un’interrogazione per il prossimo consiglio comunale. Duro anche l’affondo di Liviano Bussi, storico referente gavardese di Forza Italia: «Stiamo assistendo alla triste vicenda del nuovo Cda della casa di riposo, da cui le minoranze sono state escluse - spiega - La presidente Maioli ha gettato la spugna per motivi personali, il consigliere Comincioli se n’è andato sbattendo la porta, dicendo che mancava un progetto comune. Anche il direttore Landi, appena assunto, ha abbandonato la nave che affonda». Immancabile il botta e risposta con i diretti interessati. «La struttura sta lavorando e non c’è nessun allarme gestionale», si limita a dire il presidente Mora. Poi il sindaco: «Non sta a me entrare nel merito della vicenda - commenta Davide Comaglio - perché la Fondazione è un ente autonomo e come tale fa delle scelte altrettanto autonome. Ad oggi mi pare comunque che il nuovo Cda abbia fatto un ottimo lavoro, anche in relazione alla grave situazione pregressa da cui sono dovuti ripartire». •

Alessandro Gatta