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25.05.2019

Undici anni di scontri fatti di accordi capestro e di ricorsi a ogni livello

La trasformazione di uno splendido lago subalpino in un bacino idroelettrico e irriguo è iniziata nel lontano 1917: troppo in là nel tempo per farne una cronistoria dettagliata. Facciamo dunque un salto di quasi 100 anni fino al 2008, quando tutti i Comuni rivieraschi tranne Idro, ovvero Anfo, Bagolino e il più defilato Lavenone, dimenticando o forse sottovalutando i paurosi saliscendi dei livelli hanno firmato un accordo di programma che, in cambio di poco più di 10 milioni da spartire per progetti sui rispettivi territori, consentiva alla Regione di realizzare una nuova galleria di bypass (o terza galleria) lunga circa 1.300 metri sulla sponda orografica sinistra con l’imbocco nel Comune di Idro e lo sbocco a Lavenone. Nell’elenco anche una nuova traversa e la sistemazione dell’alveo del Chiese. La nuova traversa doveva essere mobile, dotata di due paratoie principali a settore, e di una minore piana con due luci principali e una minore per il rilascio del deflusso minimo vitale. In corrispondenza della luce minore, subito a valle doveva essere realizzata una «savanella», ovvero una canalizzazione rivestita in massi dimensionata per consentire il passaggio di 5,02 metri cubi d’acqua al secondo, con un livello del lago pari alla minima regolazione. Il tutto per una spesa complessiva di circa 56 milioni. REDATTI i progetti e conclusi gli appalti sembrava tutto pronto per avviare i lavori, finiti i quali avrebbe dovuto essere dismessa la galleria degli agricoltori. Solo il Comune di Idro, dopo l’arrivo della giunta Nabaffa e col supporto dei comitati di difesa, si è opposto a queste opere, o meglio ad alcuni elementi macroscopici delle stesse, e ora c’è la conferma che questo ente locale aveva visto giusto: lo ha dimostrato il plastico, rendendo evidente che la galleria che avrebbe dovuto smaltire 330 metri cubi al secondo, nella realtà ne avrebbe assorbiti solamente 130.

M.ROV.
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