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Al pianoforte con Patty Pravo

Jury Magliolo
Jury Magliolo
Jury Magliolo
Jury Magliolo

Ancora una settimana di grandi emozioni per Jury Magliolo, il ventitreenne bresciano in gara a X Factor. Una settimana che ha consentito al giovane polistrumentista di suonare il pianoforte per Patty Pravo (per lui «il David Bowie italiano») e la chitarra per James Morrison. Peraltro, la biografia dei due ha qualcosa in comune: anche Morrison ha un padre chitarrista e da lui ha appreso i rudimenti della musica, poi ha approfondito la cosa ed riuscito a diventare un polistrumentista amatissimo e già con il suo primo album «Undiscovered» ha scalato le classifiche discografiche. Anche Jury ha imparato i suoi primi accordi da papà Giuseppe in tenerissima età (a quattro anni) e poi ha cominciato a «volare». Non ha ancora un disco, ma nessuno dubita delle sue potenzialità e che presto sarà il suo turno. Anche nella gara di ieri sera la sua interpretazione di «Wherever You Will Go» dei Calling, in gara nella seconda manche, è stata molto apprezzata. È riuscito ancora a imporsi in una serata aperta dagli scipiti Finley, che hanno provato ad avere un «tiro» punk con una cover senza convincere. A dominare come ospite, è stata invece una grande artista con una lunga storia, Patty Pravo, arrivata come quarto giurato d’eccezione, ma che non ha rinunciato a cantare . Con Morgan al basso ha interpretato «Walk in the Wild Side» di Lou Reed, mixata con la sua versione «I giardini di Kensinghton». Ad aprire la gara è stato Matteo Pecucci con «Una giornata uggiosa» firmata dalla premiata ditta Battisti - Mogol. Una versione deludente di una canzone che non sta certo fra le migliori di Battisti. Forzando con la voce. anche l’intonazione di Matteo è rimasta sempre incerta e crescente. Daniele Magro si è tuffato sui Queen proponendo «Another One Bites The Dust». Un confronto impari: ha cercato di dare una chiave «nera» a un brano rock di Freddy Mercury, con risultati alterni e senza convincere nemmeno il pubblico del televoto. Con una canzone dei 10cc sono arrivati i Farias. Si è trattato di «I’m Not In Love», riletta in modo melodico, ma accattivante. A chiudere la prima parte della sfida è stato Enrico Nordio on «Once Upon a Long Ago» di Paul McCartney. Solita professionalità. La seconda manche si è aperta con Noemi e «La costruzione di un amore» di Ivano Fossati, un vero capolavoro. Un brano essenziale, non facile da interpretare, reso benino anche quando sono stati forzati i toni. Ai Bastard Sons Of Dioniso è stato assegnato un brano del ’68, «Ma che colpa abbiamo noi», il cavallo di battaglia dei Rokes di Shell Shapiro. Ne hanno fatto una versione che svecchia il brano, anche se l’esecuzione è stata approssimativa, con cadute d’intonazione. Dopo di loro sul palcoscenico è arrivato Jury. Il bresciano ha una carica travolgente. Ha tradotto il brano dei Collins, diventato «Domani mi sveglierò», una significativa sfida. Vinta. Tanto che la Pravo gli ha chiesto: «Scrivimi una canzone». Ha chiuso Chiarastella con «True Colors» di Cindy Lauper. Un’esecuzione davvero debole e di scarso spessore vocale.
Tiziano Zubani

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