medicina

Airc, ora la ricerca guarda alle proteine e alle «mutazioni»

di Lisa Cesco
Il team dell’Università degli Studi di Brescia, guidato da Stefania Mitola, grazie a un sostegno quinquennale lavora a nuove diagnosi sul fronte dei tumori. Un approccio che va a monte della malattia e che mira a una medicina di precisione
Stefania  Mitola  con il gruppo di ricerca composto da giovani professionisti
Stefania Mitola con il gruppo di ricerca composto da giovani professionisti
Stefania  Mitola  con il gruppo di ricerca composto da giovani professionisti
Stefania Mitola con il gruppo di ricerca composto da giovani professionisti

L’Azalea della Ricerca Airc torna nelle piazze per sostenere i ricercatori impegnati a trovare nuove vie di diagnosi precoce e terapie più efficaci per i tumori. Fra di loro c’è Stefania Mitola, ordinario di Biochimica all’Università degli Studi di Brescia, alla guida di un gruppo di ricerca composto in prevalenza da giovani donne, che rappresentano il rigore e la passione che animano i progetti sostenuti da Fondazione Airc. Dal suo laboratorio, Mitola e il suo team guardano al domani: a un modello di medicina personalizzata che promette di cambiare l’approccio di cura ai tumori, individuando una terapia calibrata su ogni singolo paziente. Per farlo è necessario scendere nel profondo della biologia da cui origina il cancro, capirne i meccanismi nascosti, intercettarne i segnali più impercettibili. «Serve anche un cambio di prospettiva, perché ci si deve soffermare non tanto sul tipo di tumore o sulla parte del corpo che viene colpita, ma più a monte, sull’analisi delle proteine e delle mutazioni che hanno un ruolo nel generare il tumore», spiega la ricercatrice, originaria di Torino, a Brescia dal 2004. Airc l’ha accompagnata per tutta la sua carriera scientifica, dalla borsa triennale Airc/Firc che le ha permesso di muovere i primi passi nella ricerca, al recente Investigator Grant Airc partito a inizio 2022.

La ricercatrice e il suo gruppo si sono concentrati su mutazioni ricorrenti nei tumori, che solitamente non venivano considerate: le hanno individuate in alcune porzioni di una classe di proteine (il dominio proteico dei recettori tirosina chinasi) che svolgono la stessa funzione biologica. Le mutazioni scoperte grazie a un precedente Grant Airc sono risultate trasversali a diversi tumori, dal melanoma al cancro al polmone, ai tumori del sangue, e vengono definite degli «hot spot» perché in grado di compromettere la normale regolazione del microambiente cellulare, favorendo la comparsa del cancro. La cifra di queste alterazioni si ritrova anche nel cancro al seno, una delle neoplasie più frequenti che colpiscono le donne: proprio allo studio dei tumori al femminile è dedicata l’Azalea Airc, per promuovere la salute delle donne sostenendo la ricerca. «L’obiettivo del nuovo progetto finanziato da Airc e partito da qualche mese è quello di identificare farmaci «trasversali» rivolti contro queste mutazioni, per una migliore applicazione della medicina di precisione: partiremo studiando in laboratorio 4 farmaci già utilizzati in terapie o trial clinici, per verificarne l’effetto anche su queste alterazioni, ma ci allargheremo ad individuare anche nuovi possibili farmaci», anticipa la ricercatrice, che in UniBs è referente del Laboratorio di Medicina preventiva e personalizzata, dove si dedica nello specifico al laboratorio di imaging per l’analisi dei campioni biologici. Multifotoni e microscopi a foglio di luce sono solo alcuni strumenti che promettono di rendere possibile una «rivoluzione» della cura: «Le potenzialità che abbiamo grazie all’analisi del tumore di uno specifico paziente sono elevatissime, pensiamo alle scienze “omiche”, e questo porterà in futuro a poter personalizzare da subito le terapie, scegliendo quelle più indicate per il singolo malato, evitandogli di passare da cure di primo e secondo livello in base alla probabilità di efficacia, risparmiandogli inutili effetti tossici e assicurando una migliore destinazione delle risorse del Sistema sanitario».

Grazie al nuovo Grant quinquennale il giovane gruppo di ricerca coordinato dalla prof. Mitola, e composto da dottorandi, post-doc, tesisti, tecnici e studenti, potrà rimanere coeso. «Far crescere i giovani è un nodo centrale della ricerca, in Italia uno dei problemi è proprio quello di assicurare loro continuità: per me è fondamentale poter mantenere il gruppo, del resto la ricerca non potrei farla da sola, perché si alimenta del contributo e della passione di ciascuno». •. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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