il caso

Campus edilizia, ora di traverso si è messo pure il centrodestra

di Eugenio Barboglio
Approvati delibera e statuto, ma per l’opposizione senza la coprogrammazione la Fondazione viene snaturata

Campus edilizia comunque la si giri si trova sempre qualcuno che non la condivide. Anche adesso che le commissioni Bilancio e Urbanistica finalmente hanno approvato l’adesione del Comune alla Fondazione, è successo senza l’unanimità. In questa vicenda c’è sempre qualcuno che non ti aspetti che dissente.

I contrari

Prima era stato l’assessore Marco Fenaroli che in Giunta aveva chiesto modifiche, poi il consigliere pd Andrea Curcio, ieri 19 febbraio è toccato al centrodestra sfilarsi. Insomma, la vicenda Campus è stata tutto un andare incontro a qualcuno per perdere qualcun altro. La Fondazione doveva essere uno strumento in più nell’ottica dell’assessore Michela Tiboni per intervenire efficacemente nel governo del territorio, e forse lo sarà anche. Ma intanto si è rivelata un vero tormento.

La posizione del centrodestra

Ieri, come detto, l’opposizione che si era sempre dichiarata a favore del modello Campus, quando si è trattato di votare non ha votato la delibera. E lo stesso probabilmente farà venerdì in Consiglio comunale. Perché questa cambiamento di rotta? La «sinistra ortodossa», come l’ha chiamata Nini Ferrari di Fratelli d’Italia, aveva ottenuto nei giorni scorsi di stralciare dallo statuto della Fondazione la possibilità di fare coprogrammazione in materia urbanistica (questo per evitare che il mondo dell’imprenditoria privata, socio di Campus, influenzasse e compartecipasse alla pianificazione della città).

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Un rischio che per Tiboni non c’era mai stato, ma aveva accettato lo stralcio per tenere unita la coalizione. La mossa però non è piaciuta al centrodestra. Lo ha spiegato Ferrari: «Senza la coprogrammazione a che serve la Fondazione Campus? Se ha senso creare un ente di Terzo settore è perché prevede la coprogrammazione. Anzi, è la legge stessa che dice che la coprogrammazione è lo strumento attraverso il quale l’ente pubblico e l’ente di terzo settore si relazionano. E lo dicono anche le linee guida previste dal ministro Pd, Orlando. Se leviamo la coprogrammazione come si relazionano questi soggetti?». Insomma, Ferrari ritiene che se Campus è snaturato tanto vale farne a meno. E Fabio Rolfi sintetizza. «È come la montagna che partorisce il topolino».

Ulteriori dubbi

Ferrari aggiunge un altro aspetto: «La legge esclude che partiti politici, sindacati e enti pubblici possano essere soggetti di Terzo settore. Qui i fondatori appartengono a queste categorie, il che, mi pare, debba essere un ulteriore elemento di riflessione». Infine la domanda di Rolfi: «La “Scuola al centro del futuro“ ha visto Campus protagonista del progetto, non è stato quello un esempio di coprogrammazione? Negate la coprogrammazione ma l’avete già fatta, mi pare un po’ ipocrita».

Dall’assessore e dalla maggioranza l’invito a non dare troppo peso a dettagli e virgole, perché è la cornice legislativa che conta e dà garanzie. Roberto Omodei del Pd, ha sottolineato che il caso della «Scuola al centro del futuro» se è coprogrammazione lo è su un singolo progetto, non sulle strategie urbanistiche, che è ciò che si è voluto limitare in quest’ultima versione dello statuto.

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