giovedì la giornata mondiale

Celiachia sempre più diffusa: ne soffre un bresciano su 200

di Michela Bono
I numeri di Ats riferiscono di 6.258 casi in provincia, ma potrebbe essere una quota sottostimata. Il Civile dispone di un ambulatorio dedicato che rappresenta un’eccellenza assoluta nel settore e che presenta anche un centro pediatrico specifico

Un problema frequente, oggi non più misterioso come un tempo. La celiachia è una malattia cronica dell’apparato digerente che tocca una persona su cento. Una condizione ben definita, che gli ultimi dati di Ats Brescia dicono riguardi 6.258 persone sul territorio, con un’età media pari a 38,5 anni, per la maggior parte donne, visto che i maschi sono solo il 30,7 percento. Il nemico, per chi ne soffre, è il glutine: l’assunzione accidentale o volontaria di questo complesso proteico contenuto in alcuni cereali può portare a una infiammazione cronica della mucosa intestinale, con conseguente mal di pancia, mal di testa, spossatezza, crampi e altri sintomi correlati. Anche la perdita dei capelli, l'alopecia, così come il dimagramento senza causa possono essere campanelli d'allarme, o anche ulcere e lesioni ricorrenti nella bocca e la perdita dello smalto dentario.

Un celiaco, oltre a subire un danno diretto, ne sconta anche uno indiretto perché non è in grado di assorbire sostanze nutritive e quindi rischia tutte le patologie legate alla malnutrizione. Se non è diagnosticata tempestivamente e trattata in modo adeguato, la celiachia può avere conseguenze importanti, anche irreversibili.

Cambiano le abitudini

In occasione della Giornata mondiale della Celiachia che si celebra giovedì, la professoressa Chiara Ricci, responsabile della Gastroenterologia degli Spedali Civili, ricorda come, per quanto la celiachia sia una patologia che cambia le abitudini di vita di chi ne soffre, è risolvibile anche solo con la dieta, senza farmaci: «Una considerazione non di poco conto visto che oggi i prodotti alimentari per celiaci sono tantissimi e anche i locali dove li servono, come pizzerie e ristoranti, sono in costante aumento» sottolinea la specialista. Una fortuna rispetto ad altre patologie, perché questo consente di stare bene senza terapie farmacologiche invasive e senza particolari rinunce.

Il supporto del Civile

Brescia è un’eccellenza nel campo: al Civile c’è un ambulatorio dedicato, cui afferiscono tuti i pazienti con sospetto diagnostico o chi ha già una diagnosi. C’è anche un centro pediatrico specifico e un’anatomia patologica dedicata alle malattie dell’apparato digerente che, ricorda la professoressa Ricci, è un centro di riferimento per tutta l’Italia. L’ambulatorio riceve ogni martedì pomeriggio una media di sei pazienti alla volta. È stato potenziato perché dal post Covid c’è stato nuovamente un boom dopo la quiete apparente del lockdown. Il primo approdo per chi sospetta di essere celiaco o ha sintomi riconducibili a questa malattia è comunque sempre il medico di base, che fa eseguire gli esami del sangue per cercare gli anticorpi specifici. Lo scenario più tipico è quello del paziente che arriva all’ambulatorio del Civile con gli anticorpi alterati.

Qui andrà confermata la diagnosi con una gastroscopia con biopsie nella mucosa duodenale. «Se positive, come avviene nella maggior parte dei casi in cui si hanno gli anticorpi alterati, si rilascia al paziente il contatto del servizio dietetico di Ats, dove viene fatta un’istruzione dietetica completa, che non prevede solo ciò che si può e non si può più mangiare, ma anche una formazione sulla lettura delle etichette e, in generale, su come fare la spesa in modo consapevole». Si è celiaci o non lo si è, ma ci sono livelli di compromissione dell’intestino più o meno gravi, che in ogni caso rientrano con la dieta corretta: «Pesano di più gli errori ripetuti, anche con quantità minime di glutine, che un solo sgarro, perché protraggono lo stato infiammatorio e non ne permettono mai la risoluzione» spiega Ricci. Non si è celiaci dalla nascita, lo si può diventare anche in età avanzata e non si conoscono le cause di questa evoluzione. C’è una predispone genetica, ma secondo l’Istituto Superiore di Sanità solo il 3% della popolazione mondiale portatrice di questa predisposizione e che consuma glutine sviluppa questa patologia nel corso della vita.

La malattia

Ciò che è sicuro, come per tutte le malattie autoimmuni, è che anche la celiachia è in netto incremento rispetto al passato: «Oggi si parla dell’1% della popolazione, ma crediamo sia una quota sottostimata – dichiara la professoressa -. Inoltre la celiachia, come tutte le patologie croniche, può essere affiancata da altre, ad esempio abbiamo molte pazienti che hanno un coinvolgimento della tiroide, quindi la valutazione e il trattamento devono essere complessivi». Sono tanti gli appuntamenti organizzati in tutta Italia per creare consapevolezza su questa patologia, molti dei quali partecipabili anche da remoto: per conoscerli basta andare su settimanadellaceliachia.it.

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