Chagall «dipinge»
il futuro di Brescia
capitale di cultura

di Cinzia Reboni
Inaugurazione della mostra

La purezza del maestro, la sregolatezza del genio. La poetica arte di Chagall e la sfrontata creatività di Dario Fo. É racchiusa in questa seducente «contaminazione» la doppia mostra «Marc Chagall. Anni russi 1907-1924» con «Un racconto per immagini di Dario Fo», inaugurata ieri al Museo di Santa Giulia.

Emblematico il debutto di Fo al vernissage: «Il mio primo pensiero, dopo aver accettato l’invito, è stato: Dio, che cazzata ho fatto!». Di colpo la grandezza di Chagall ha messo paura al Premio Nobel della letteratura. Ma è stato un attimo, giusto il tempo del panico che attanaglia gli artisti nell’interminabile limbo sospeso fra la chiamata in scena e l’apertura del sipario. L’allievo Fo ha accettato di riflettersi nella sua musa giovanile, di misurare in un gioco di specchi una delle sue mille sfaccettature creative.

«É STATA una scommessa pazza - ha detto Fo -. Temevo di essere andato oltre. Perchè una cosa è dimostrare l’affetto che provo per questo grande artista, un altro è fare un salto mortale...». Fo ha quindi sottolineato «il coraggio che gli organizzatori hanno avuto nel proporre un’esposizione del genere. Ma il coraggio sarà premiato: è una mostra unica, che avrà il successo che merita». E sul progetto «unico ed insostituibile» ha puntato anche Luigi Di Corato, direttore di Brescia Musei, che ha evidenziato «la disponibilità a 360 gradi di Fo che ha realizzato questa mostra in pochissimo tempo», scrivendo anche un testo che verrà rappresentato in gennaio al Teatro Grande.

«Brescia Musei e Amministrazione comunale sono andati nella stessa direzione, inseguendo la stessa meta - ha sottolineato Massimo Minini, presidente Fondazione Brescia Musei -. Un’intesa che ha superato anche le polemiche della politica: noi siamo qui per lavorare per la causa, e anche una piccola grande mostra può essere importante. Non vanno cercati solo i grandi numeri per far crescere una città».

Una mostra unica, dunque, «immaginata per Brescia, che vuole essere il nostro regalo alla città - ha detto il vicesindaco Laura Castelletti -. Una mostra in cui dialogano per la prima volta Chagall e Fo, un incontro speciale tra un grande artista e un Premio Nobel».

Indispensabile per la realizzazione di questo evento la collaborazione con il Museo di San Pietroburgo, rappresentato ieri mattina nella White Room di Santa Giulia dal vicedirettore, nonchè curatrice dell’esposizione, Eugenia Petrova. «Questa mostra racchiude alcune opere che arrivano per la prima volta in Italia - ha spiegato -. La cosa interessante è che alcuni quadri non provengono solo dal Museo di Stato Russo, ma anche da collezioni private. Opere sconosciute ai più, che rendono questa mostra unica».Unica. Piccola, ma grande. Come ha sottolineato Filippo Zevi, consigliere delegato di GAmm Giunti. «Le mostre possono essere grandi, o ci possono essere grandi mostre. Ci sono iniziative culturali che hanno un valore non soltanto per il numero di opere esposte, così come il valore di una singola opera non è determinato dalla sua dimensione. Qui in Santa Giulia - ha spiegato Zevi - ci sono almeno 3-4 capolavori assoluti di Chagall, come “L’ebreo in rosa“ o “La passeggiata“, una delle dieci icone dell’arte del Novecento, non solo un capolavoro di Chagall. E il fatto di unire la grande arte di Chagall e il genio di Dario Fo è un’occasione unica e non casuale, poichè non si tratta di due cose giustapposte, ma di due grandi personalità dell’arte e della cultura dei nostri tempi che si incontrano e si ritrovano oggi».

«HO VOLUTO raccontare chi è Chagall - ha concluso Fo -, non ho fatto l’imitazione dei suoi quadri, non ho fatto falsi. Se un pittore espone un quadro e non si può andare oltre, perde tutto il suo valore. Ha un senso invece quando ti dà il coraggio di sviluppare i tuoi pensieri, oltrepassare la follia e il sogno».

Poi ha lanciato una sfida agli organizzatori. «Per capire davvero chi è Chagall bisognerebbe fare un’operazione: prendere i piccoli disegni che ci sono in mostra e ingrandirli fino a 3 metri, metterli sulle pareti bianche di questa stanza, per dare la possibilità a tutti, ma soprattutto ai giovani, di capire la potenza espositiva e cromatica di questi piccoli capolavori. Non è una boutade: se avete coraggio, ingrandite quei disegni e metteteli qui. Sarebbe un colpo d’occhio formidabile, enorme: tutti comprenderebbero al primo sguardo il genio di Chagall».

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