il caso

"Chi sono gli autori delle fotografie della Strage di Brescia?": la mostra di Galimberti finisce su Change.org

di Marta Giansanti
Una polemica per la mancanza dei nomi "di ogni singolo fotografo le cui opere hanno contribuito alla creazione dell'esposizione"

Una polemica che non intende placarsi in alcun modo. Anzi. Una questione che si alimenta di giorno in giorno. A finire sul banco degli imputati e ad accendere gli animi bresciani è la mostra fotografica “Maurizio Galimberti. Brescia, Piazza Loggia“, inaugurata l’8 marzo scorso ed esposta al museo Santa Giulia fino al 28 luglio. Più che la mostra in sé - ideata per ripercorrere la terribile Strage del 28 maggio 1974 reinterpretando, attraverso un processo di scomposizione e ricomposizione, gli scatti fotografici originali dell'epoca - ad innescare la disputa è il modo in cui è stata organizzata "omettendo dettagli non di poco rilievo, come i veri autori delle foto"

L'accusa

L'accusa mossa da alcuni fotografi e familiari è principalmente una: le foto esposte, testimonianza di un capitolo indimenticabile della storia bresciana e di una fase drammatica del Paese, sono diventate opere di Galimberti e non dei professionisti che le hanno scattate quel giorno di quasi 50 anni fa. 

Leggi anche
«Non citati i nomi degli autori delle foto», la mostra sulla Strage della Loggia accende la polemica

«I nomi degli autori di queste fotografie - denuncia Carla Cinelli, figlia di Silvano storico fotografo bresciano, insieme a Pietro Gino Barbieri, allora studente di medicina e autore di alcuni scatti - a parere di organizzatori, collaboratori, curatori e artista non sono un’informazione di interesse pubblico, infatti non le hanno rese disponibili ai cittadini; non all’interno della mostra, non sui siti istituzionali, non citati durante le tante visite guidate, lasciando un vuoto storico grave. Tutti, ed in particolare i giovani, hanno diritto di conoscere i fatti e che, in qualità di soggetti attivi, hanno diritto a costruirsi libertà di pensiero attraverso la partecipazione alla verità degli eventi. Più recentemente il solo sito di Brescia Musei ha, a suo modo, corretto riportando il nome degli archivi che hanno fornito le fotografie, ma questa non è considerabile come citazione degli autori».

La protesta sui totem

Nei giorni scorsi, sui totem di San Faustino, è comparsa una scritta "artigianale" proprio sotto la foto di presentazione della mostra e sopra il nome di Galimberti: "Foto originale di Silvano Cinelli, fotoreporter bresciano" recita la scritta-denuncia.

La petizione

Ma non solo. Il 6 maggio è stata lanciata su Change.org la petizione "Chi sono gli autori delle fotografie della strage di Brescia?" che a distanza di 9 giorni ha raggiunto le 134 firme (obiettivo 200). L'obiettivo è quello di "Difendere il diritto alla verità storica. Perché non succeda più che delle istituzioni pubbliche neghino al cittadino di conoscere un’informazione" dopodiché sarà "il cittadino a decidere se gli interessa o meno, e non l’istituzione pubblica a decidere cosa dobbiamo conoscere e cosa no". Perché "l’arte è per antonomasia espressione di libertà".

Una petizione in cui ci si domanda: "Chi sono i fotografi che hanno realizzato la documentazione della strage di Brescia e che Brescia Musei ha chiesto a Maurizio Galimberti di reinterpretare? Sono di Renato Corsini le fotografie usate da Galimberti come è stato dichiarato dalla stampa e dalla presidente di Brescia Musei Francesca Bazoli? No, ci sono anche Pietro Gino Barbieri, allora studente di medicina, il fotoreporter cittadino Silvano Cinelli e Eugenio Ferrari, tecnico radiologo. Perché è stato dichiarato il falso?".

La richiesta quindi è una: "Che gli organizzatori (Comune di Brescia, Brescia Musei, Macof) rendano noto il nome di ogni singolo fotografo le cui opere hanno contribuito alla creazione dell'esposizione "Maurizio Galimberti. Brescia Piazza Loggia 1974"

Il fotografo Chiesa

A poche ore dalla nascita della protesta ha voluto dire la sua anche il fotografo Gabriele Chiesa, ponendo l'accento sulla differenza tra lavoro fotografico e lavoro grafico (e non solo): "Ci si doveva immaginare cosa sarebbe accaduto affidando ad un grafico del quale si conosce perfettamente la ripetitiva, ossessiva, costantemente autoreferenziale, forma di espressione del proprio “genio artistico”.

"Una mera operazione di destrutturazione grafica di vibranti autentiche fotografie può piacere o indignare. Resta però un intervento puramente grafico, esattamente come accade per l’apparente fotografia che invece è grafica AI, con tutti i rischi di inquinamento della percezione collettiva della realtà. Prendiamone consapevolezza: fotografia e grafica sono cose diverse. Un grafico può fare, eventualmente, anche arte. Non sta a me giudicarne il valore, ma la fotografia è corpo ed impronta di presenza. La grafica è un’altra cosa".

Suggerimenti