sicurezza

Da Lamarmora a Chiesanuova: «Zone 30», Brescia accelera

di Alessandra Troncana
In arrivo limitazioni di velocità in altri quattro quartieri, dal Don Bosco a Porta Milano: intervento da oltre 2 milioni di euro
All’ingresso del Violino Tra le prime «zone 30» che sono state istituite a BresciaAl Primo Maggio Uno degli ultimi interventi realizzati in città per rallentare il traffico
All’ingresso del Violino Tra le prime «zone 30» che sono state istituite a BresciaAl Primo Maggio Uno degli ultimi interventi realizzati in città per rallentare il traffico
All’ingresso del Violino Tra le prime «zone 30» che sono state istituite a BresciaAl Primo Maggio Uno degli ultimi interventi realizzati in città per rallentare il traffico
All’ingresso del Violino Tra le prime «zone 30» che sono state istituite a BresciaAl Primo Maggio Uno degli ultimi interventi realizzati in città per rallentare il traffico

 Brescia accelera sulle «zone 30». Nella giusta direzione, quella della sicurezza del pedone, dello studente che deve fare il tratto scuola-casa senza rischiare la vita, di chi va da casa al lavoro. Il viaggio a 30 all’ora di Brescia non si ferma: nel 2025, alla rete di viabilità safety si aggiungeranno Don Bosco, Lamarmora, Chiesanuova e Porta Milano. E l’obiettivo successivo è istituirle anche al Villaggio Badia e in zona viale Piave.

«Abbiamo iniziato vent’anni fa - spiega il vicesindaco e assessore alla Mobilità del Comune di Brescia, Federico Manzoni - Insomma si può dire che abbiamo una lunga esperienza. La giunta Martinazzoli era partita dal centro storico, poi si è passati ai quartieri che avevano una configurazione che rendeva più facile realizzare una zona 30, come Fornaci su cui intervenne la Giunta Corsini».

«Zona 30» a Brescia, un cartello non basta

Un cartello non basta per fare una zona 30. Servono investimenti perché una Zona 30 è un sistema di salvaguardia articolato, attraverso interventi sulla viabilità: levare barriere architettoniche, creare gimcane, attraversamenti rialzati, sfalsare i parcheggi, creare isole ambientali, porzioni di verde al posto di asfalto, illuminazione dedicata. Tutto quanto serve a cambiare il paradigma e a destabilizzare le certezze dell’automobilista, scoraggiandone l’istinto alla trasgressione al volante. Viene ribaltato il paradigma della strada come spazio autocentrico in spazio a misura delle persone. E che dire del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che ha definito poco ragionevoli le città a 30, come Bologna.

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La polemica

Su Instagram il vicepremier ha ceduto pure agli sfottò: «Il sindaco di Bologna dice di andare ai 30 all’ora per sentire il canto degli uccellini. Il canto degli uccellini? Lasciamo lavorare chi deve lavorare, dai...», ha detto. «Francamente, trovo fuori luogo la sua polemica: un capriccio contro un Comune che ha seguito l’esempio di molte capitali europee», replica il vice sindaco. Quella bolognese è la strada maestra: «Le zone 30 non sono un vizio - aggiunge Manzoni -ma una misura innovativa che produce effetti: essere investiti a 50 all’ora è come cadere dal terzo piano di un palazzo: si rischia la vita. A 20 chilometri in meno, si cade dal primo: ci si salva».

Brescia non sarà tutta a 30, ma avrà molti quartieri al rallentatore: «Stiamo studiando viale Piave e la Badia per la seconda fase della giunta» , Dritti nella direzione opposta a quella di Salvini, consapevole che vanno fatte viaggiare insieme «regole, controlli, cultura e investimenti».

Gli investimenti

Quanto agli investimenti ricordiamo l’1,8 milioni di euro del bando regionale Sus, risorse destinate a trasformare in un moderno polo scolastico la Bettinzoli di Don Bosco, ma che in parte saranno impiegate proprio sulla viabilità «rallentata».

Risorse che il Comune di Brescia integrerà al fine di portare la filosofia e la pratica delle Zone 30 nei quartieri. Sui quattro quartieri - ora in fase progettuale - la Loggia ha investito 2 milioni di euro. Si aggiungono ai 473 mila di Fiumicello, in cui i lavori sono in corso, al Primo Maggio, al villaggio Prealpino 400 mila, ad alcune zone di San Polo e di Caionvico, al Violino, a Fornaci, in via Maggi, l’unica della giunta Paroli. «In via Boifava i residenti hanno segnalato problemi di velocità e siamo intervenuti riorganizzando la sosta e creando percorsi obbligati in più tratti della strada. Costringendo automobilista a rallentare. I quartieri continuano a chiedercelo».

«L’autovelox non è previsto: da tempo, l’Anci sta chiedendo più strumenti per il controllo fisso della velocità nelle aree urbane. Ma il governo li limita alle strade extraurbane in cui non c’è promiscuità tra pedoni, autisti, ciclisti, motociclisti. Se ci fossero, non servirebbero per fare cassa», osserva il vice di Castelletti.

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