I santi patroni

Santi Faustino e Giovita: la storia dei due martiri e delle cerimonie del Capèl e del Roverotto

di Marta Giansanti
Diverse le iniziative, a partire da oggi, per celebrare i patroni della città
La deposizione della corona d'alloro al Roverotto (Only Crew)
La deposizione della corona d'alloro al Roverotto (Only Crew)
La cerimonia al Roverotto (Only Crew)

Entrano nel vivo le celebrazioni dei santi patroni di Brescia Faustino e Giovita. Diverse le iniziative in programma a partire da domenica 11 febbraio, con la messa e la supplica di protezione «Ab omni malo» rivolta ai Santi martiri dalla sindaca Laura Castelletti a nome dell’intera città. Nella basilica in centro dei Santi Faustino e Giovita alle 10 è stata celebrata la messa dei patroni.  Nel pomeriggio alle 16.30, si è svolta  la cerimonia del galero rosso, o del capèl.

Che cos'è la cerimonia del capèl?

La tradizione vuole che, ricevuta la supplica dai rappresentanti della città, l’abate del monastero di San Faustino si recava in Comune per consegnare ai rettori (il sindaco) un berretto, simbolo di protezione e segno di accoglimento della supplica che era stata loro rivolta dai rettori a nome di tutti i bresciani.

La cerimonia del galero rosso

Il gesto, carico di simboli, richiamava l’istituto giuridico del launehil previsto dalle leggi longobarde, con cui si dava sanzione ad un patto sottoscritto dalle parti: in quel caso il patto di fedeltà reciproco fra la città e i due giovani martiri bresciani. Da qualche anno si è consolidata una tradizione: il parroco di San Faustino, accolta la supplica, raggiunge Palazzo Loggia, per consegnare nelle mani del sindaco il galero rosso, simbolo di protezione e concreta testimonianza della benevolenza confermata alla città dai suoi Santi Patroni.

Nel lungo corteo lo accompagnano numerosi cittadini e le rappresentanze di enti e associazioni della comunità bresciana. La folla che accorre ogni anno sempre più numerosa lungo via San Faustino e in piazza Loggia testimonia la propria adesione alla manifestazione e, condividendone simboli e messaggi, esprime l’apprezzamento per un’iniziativa che, nel recuperare la tradizione mira a riproporre e a mettere in risalto valori e sentimenti del passato che confermano i tratti tipici della brescianità.

Il sindaco, infine, custodirà il capèl fino al termine delle celebrazioni del 15 febbraio. 

La cerimonia al Roverotto

Le celebrazioni dei santi patroni sono ricominciate nella giornata di lunedì 12 febbraio con la deposizione di una corona di alloro al Roverotto: partendo da piazzale Arnaldo, le autorità cittadine e religiose sono arrivate al monumento per omaggiare lungo la salita del Castello e offrire un segno di riconoscenza ai Santi Faustino e Giovita che nel 1438 apparvero sulle mura della città per difenderla dall’assedio del Piccinino. Una storia da cui si ritiene derivi anche la tradizione di Santa Lucia.

La cerimonia al Roverotto (Only Crew)

Il Roverotto, cosa accadde nel 1438 a Brescia?

Ogni anno le istituzioni civili, religiose e militari si recano ai piedi del monumento commemorativo dei santi Faustino e Giovita di via Brigida Avogadro. Fu proprio lì, sulla salita verso il Castello, che il 13 dicembre del 1438 gli invasori, dopo mesi di assedio, riuscirono ad aprire una breccia alla resistenza di una città ormai allo stremo.

Secondo quanto narrano storie e leggende, in quel punto apparvero miracolosamente i due martiri che, a mani nude, respinsero le palle dei cannoni nemici: "due personaggi coperti d'armi d'oro, con aspetto minaccioso e quasi divino” che avrebbero scatenato “il terrore tra i nemici, fino a rovesciarli dalle barriere”. Alla vista dei Santi, il condottiero Niccolò Piccinino fece sospendere l’attacco. Da quel giorno Faustino e Giovita divennero i patroni e «protettori» di Brescia, ricevendo il titolo di "defensor cives".

Ultimo appuntamento prima della grande e attesa fiera

Infine alle 18 il salone Vanvitelliano della Loggia ospiterà il convegno «C’è urgenza di responsabilità», organizzato dal Comune per parlare di responsabilità educativa. I festeggiamenti riprenderanno in pompa magna giovedì 15 con la grande e attesissima fiera di San Faustino lungo le vie principali del centro storico.

La storia (e le leggende) dei Santi Faustino e Giovita

La storia narra delle due figure: Faustino il sacerdote e Giovita il diacono, figli di una nobile famiglia pagana e inizialmente avviati alla carriera militare, fino a quando entrano in contatto con la fede cristiana, lasciandosi affascinare

Secondo le leggende i due fecero numerosi miracoli in mezzo ai primi cristiani, convertendoli alla fede e abbattendo gli idoli. Quando, però, furono scoperti su ordine dell'autorità romana e del prefetto vennero “battuti a sangue, sottoposti alle più atroci e fantasiose torture”. Ma nulla poté la furia: entrambi sopravvissero a tutte le torture.

Si narra che uscirono indenni addirittura dalle fiamme del rogo, e per questo vennero scarrozzati prima a Milano, poi a Roma e Napoli. Infine abbandonati in mare, su una barchetta: le onde li ricondussero a riva e, appena sbarcati, i due santi ripresero nella loro "missione" di conversione e di evangelizzazione.

Solo dopo quest'ultimo ritorno sulla terraferma vennero riportati a Brescia e al loro rifiuto di abbandonare la fede cristiana e di rendere culto agli dei pagani, vennero decapitati: era il 15 febbraio del 146, nella località oggi chiamata Forca di Cane, nell'epoca dell'imperatore Adriano.

Vennero sepolti poco distante, nel cimitero di San Latino: in quel luogo il vescovo di Brescia Faustino, nel IV secolo, fece edificare in onore dei due martiri la basilica di San Faustino “Ad Sanguinem”, nel luogo dove oggi si erge il santuario di Sant’Angela Merici.

Il culto bresciano

Il culto dei santi cominciò a svilupparsi non prima del VI secolo, per diffondersi davvero solo a partire dall'VIII. Ma è dal secolo IX che "il loro culto conquistò sempre più incremento”. A loro vennero intitolate chiese, prima in città e poi in tutta la provincia. Ma il culto dei due martiri si diffuse lungo l'intera penisola e anche all’estero, per opera dei monaci dell'Abbazia di Monte Cassino (Frosinone) che aveva un forte legame con l’Abbazia benedettina di Brescia

Faustino e Giovita sono stati spesso invocati per proteggere la popolazione dalle epidemie. I casi più noti intorno al 1721 ma soprattutto nel 1855, quando anche la nostra provincia fu travolta da una terribile epidemia di colera.

Le sante reliquie dei due martiri, sono ancor oggi conservate nella basilica seicentesca dedicata ai due martiri, all’interno di una arca marmorea di notevoli dimensioni e di notevole pregio artistico, posta al centro dell’ampio presbiterio.

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