LA VISITA CON IL NOBEL. Viaggio «nell’intimo» dell’artista che ha riletto e reinterpretato le opere del grande bielorusso

Fo: «Così vi guido alla scoperta
dei grandi capolavori di Marc»

Dario Fo di fronte a una delle sue opere esposte in Santa Giulia e, a sinistra, con «La passeggiata» FOTOLIVE
Dario Fo di fronte a una delle sue opere esposte in Santa Giulia e, a sinistra, con «La passeggiata» FOTOLIVE
Dario Fo di fronte a una delle sue opere esposte in Santa Giulia e, a sinistra, con «La passeggiata» FOTOLIVE
Dario Fo di fronte a una delle sue opere esposte in Santa Giulia e, a sinistra, con «La passeggiata» FOTOLIVE

Visitare la mostra con un «cicerone» d’eccezione. Dario Fo ha «raccontato» ieri i quadri di Chagall, spiegando la genesi dei suoi disegni e delle sue tele esposte a Santa Giulia. Un parallelo affascinante, contrappuntato da memorie, sensazioni, emozioni.

«Ecco qui Bella che si spoglia nuda per lui», spiega Fo davanti alla sua tavola «I ritmi e il colore di Chagall», che evocano il primo ritratto di «ragazza desnuda» realizzato dall’artista bielorusso. «Marc non ha i soldi per “affittare“ una modella. Ha 17 anni, si presenta per essere ammesso all’Accademia d’arte di San Pietroburgo, ma non supera l’esame perchè non ha mai fatto disegni di nudo. Torna a casa e trova la sua ragazza, appena quindicenne, che si spoglia per lui, per dargli la possibilità di studiare la figura».

La speciale «visita guidata» è attraversata anche dai ricordi. «Quando ho “incontrato“ Chagall a Parigi sono rimasto affascinato e folgorato al tempo stesso. Le mie origini artistiche venivano dalla metafisica, ma trovandomi davanti al surreale di Chagall ho capito che interagiva perfettamente con il mio mondo: stessa follia, stessa possibilità di volare. Anch’io, come lui anni prima, arrivando a Parigi mi ero sentito spaesato. Mi ha salvato il teatro, anche se in verità non ho mai smesso di dipingere: quando sono in crisi e sento il bisogno di volare, prendo il pennello ed esco dall’impasse. Mi fa sentire un uomo libero».

I CAPOLAVORI dell’artista diventano anche spunto per parlare di attualità. «Chagall non è solo sogno, ma anche una realtà capovolta - spiega Fo -. Come questa strage continua, e non parlo solo di quella di Parigi: ogni giorno si ammazza, si distrugge, si fa commercio di armi, si predica l’orgoglio civile per poi scoprire che dietro c’è un mercato manovrato da assassini». E qui entra in gioco l’arte, «che serve soprattutto per vedere le cose in modo non piatto. La pittura impone informazione: bisogna conoscere e approfondire, altrimenti saremo sempre più schiavi e servi dei potenti».

Davanti a «Gli amanti in blu», Fo si sofferma spiegando che «Chagall aveva un amore incredibile per la danza, per la scenografia. E nelle sue tele c’è questo suo rapporto tra gesto e movimento: questo quadro rappresenta due persone che danzano d’amore».

DAVANTI AL «Gran mazzo di fiori della Francia del sud» spiega che «in un certo momento della sua vita Chagall si accorge che in questo angolo di Francia i fiori hanno colori impossibili... e inizia a creare delle nature morte, quasi tutte andate perdute». Poi si avvicina a «Belle attrice e acrobata», o alla pantomima dei clown che giocano, a «La ragazza e l’ariete» («una delle sue favole ricorrenti») e ancora davanti a «Chagall ha vent’anni e i poliziotti dello zar lo arrestano». «Ho realizzato quadri, storie che ricordavo - spiega ancora Fo -, o forse qualcosa è solo il frutto della mia immaginazione».

Ma è davanti alla «Passeggiata» che il Premio Nobel ricorda, e spiega la sua reinterpretazione del capolavoro. «L’immagine di Bella che vola è l’opera forse più importante di Chagall. Io ho voluto realizzare il dopo: un colpo di vento si porta via Bella, e Marc disperato la insegue, sperando di riuscire a riportarla a terra. L’ambiente è lo stesso: il cielo, il prato, le case. Ma io ho voluto andare avanti a raccontare, per far capire che il linguaggio non si ferma al disegno, al quadro, ma chiunque può capirne o interpretarne lo sviluppo continuo, andare oltre».

«Nei quadri di Chagall - conclude Fo - si percepisce l’amore per una donna che era stato l’unico legame della vita. Lui la perde e non sa più cosa fare». É il momento in cui negli occhi di Fo passa un velo di tristezza: sa che quel Marc che corre per riprendersi Bella è come lui che insegue Franca, che il vento si è portata via per sempre.C.REB.

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